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"Le forme del desiderio", non solo corpi anche fiori e ritratti

Robert Mapplethorpe, fino a maggio in mostra la sua severità formale che governa il desiderio

"Le forme del desiderio", non solo corpi anche fiori e ritratti
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Entrare nelle sale di Palazzo Reale dedicate a Robert Mapplethorpe significa confrontarsi con un'idea di fotografia che non chiede consenso, ma attenzione. Le immagini non cercano di sedurre lo spettatore con la provocazione: impongono una severità formale che precede e governa il desiderio. Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio, restituisce con chiarezza la natura profondamente classica di un artista troppo spesso ridotto al ruolo di icona scandalosa. Il percorso espositivo, articolato in sezioni e costruito attorno a oltre duecento opere, attraversa l'intera vicenda creativa del fotografo statunitense, dagli anni della sperimentazione fino alla piena maturità stilistica. Ciò che emerge con forza è la coerenza di una ricerca che, al di là dei soggetti affrontati, rimane sempre fedele a un principio: la forma come fondamento dell'immagine. Mapplethorpe non fotografa per raccontare una storia, ma per costruire un'idea di bellezza assoluta, controllata, talvolta implacabile. Nato a New York nel 1946, Mapplethorpe si forma nel clima della controcultura americana, quando le arti visive dialogano con la musica, la performance, la poesia e l'attivismo politico. Tuttavia, a differenza di molti suoi contemporanei, non abbraccia mai un'estetica del caos o dell'improvvisazione. Anche quando esplora territori marginali, identità non conformi o pratiche estreme, il suo sguardo resta disciplinato, quasi ascetico. La macchina fotografica diventa uno strumento di scultura: luce e ombra modellano i corpi come superfici marmoree, fuori dal tempo. È in questo senso che la mostra insiste sul rapporto di Mapplethorpe con la tradizione classica. I nudi, maschili e femminili, evocano una mimesi greca in cui muscolatura e postura rimandano a un ideale olimpico di perfezione. Il corpo non è mai fragile o casuale: è misura, equilibrio. Anche il desiderio, nelle sue immagini, non esplode ma si concentra, si cristallizza in una forma pura. Accanto ai nudi, i ritratti. Artisti, musicisti, amici, figure emblematiche della scena culturale newyorkese degli anni Settanta e Ottanta vengono fissati dall'obiettivo con una frontalità che non concede psicologismi. In questo rigore, Mapplethorpe si colloca accanto a maestri come Irving Penn e Richard Avedon, condividendone l'ossessione per il controllo dello spazio e per la precisione del gesto fotografico. Ma a differenza loro, introduce una carica erotica e simbolica che rende ogni immagine un terreno di tensione. Un capitolo fondamentale è dedicato ai fiori, soggetto apparentemente distante dalle polemiche che lo hanno accompagnato.

Eppure, proprio in questi scatti emerge con maggiore evidenza la sua poetica: petali e steli assumono una sensualità ambigua, diventano corpi, alludono alla fragilità e alla potenza della natura. Ancora una volta è la forma a dominare, a trasformare il soggetto in icona.

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