Formigoni, nasce l’asse con Roma «Ma non è contro la linea del Nord»

Tutti subito a parlare di asse Milano Roma, o meglio Lazio Lombardia. Difficile dire che cosa si siano detti fino in fondo Roberto Formigoni e Renata Polverini tra i riservati muri dell’ufficio del governatore, al Pirellone. Molte le cose in comune, a partire dall’essere entrambi cattolici del Pdl impegnati in politica, alla guida delle due più importanti regioni d’Italia e «con una perfetta sintonia sulla gerarchia degli obiettivi importanti», per usare le parole del padrone di casa.
Forse anche per questo nasce l’esigenza di «tranquillizzare» gli alleati del Carroccio. Nessuna intenzione di contrapporre la linea verso il Sud tra Lombardia e Lazio a quella da ovest a est Piemonte Veneto. Spiega Formigoni: «Con la Lega siamo alleati felici e c’è un’alleanza solida e forte che vogliamo incrementare ancora. Quest’incontro non è ad esclusione di qualcuno, non è un giochetto all’interno dello schieramento, ma per ben governare la Lombardia il presidente deve avere rapporti di collaborazione con le altre regioni italiane, europee e mondiali».
I temi di attualità non mancano e spaziano dalla politica pura, con scontri e divisioni nel Pdl, alla necessità di trovare una guida per la Conferenza delle Regioni. Non è un mistero che siano in molti a pensare a Roberto Formigoni come presidente. Lui glissa: «Nulla è deciso».
Renata Polverini, finiana al debutto ma elettoralmente salvata dalla manifestazione di piazza San Giovanni voluta e guidata da Silvio Berlusconi, assicura di essere venuta da Formigoni per imparare. Materia numero uno la sanità. «Ho preso in mano una regione commissariata e che da sola assorbe il 60 per cento del debito sanitario nazionale» spiega la presidente del Lazio.
Polverini non usa giri di parole: «Eredito una Regione con grandi criticità ed emergenze. Mi sembra importante uno scambio di idee con chi ha l’onore di governare una regione virtuosa». Cerca di tranquillizzare coloro che temono una giravolta nella politica sanitaria: «Il Lazio ha bisogno di un modello lazio, ma alcuni strumenti della virtuosità lombarda possono essere presi a modello per la nostra riforma sanitaria. Come il sistema delle ispezioni e della sorveglianza».
Inevitabile l’accenno alle disavventure comuni nella presentazione delle liste. «La vicenda lombarda è stata in parte identica e in parte diversa. Io ho avuto otto giorni di fuoco» ricorda Formigoni, convinto di aver pagato con l’astensionismo il prezzo della vicenda. A distanza di tempo, racconta quale tattica abbia usato per uscire dall’impasse: «Il mio pensiero dominante è stato uno solo: non valeva la pena di fare processi interni, ma l’obiettivo doveva essere mettere insieme le forze nel dimostrare il nostro pieno diritto di partecipare alla competizione».

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