Forza Italia, capogruppo al Senato: spunta l'ipotesi Berlusconi

In questo modo, se dovesse passare la decadenza, verrebbe cacciato dal Senato il presidente di un gruppo parlamentare

Forza Italia, capogruppo al Senato: spunta l'ipotesi Berlusconi

Forza Italia organizza le proprie pattuglie. Sul tavolo c'è il nodo dell'elezione dei capigruppo. In pole position per guidare i senatori azzurri ci sarebbe proprio Silvio Berlusconi che, nonostante la cena di gala per il Milan in programma questa sera a Milano, ha deciso di volare a Roma per definire le questioni aperte nella rinata Forza Italia, tra cui quella della presidenza del gruppo al Senato, dopo l’addio di Renato Schifani.

Quelli che nelle scorse ore sono circolati come rumor tra i parlamentari di Forza Italia, cominciano a prendere le sembianze di una ipotesi di lavoro vera e propria e di una strategia in vista del voto sulla decadenza del Cavaliere dalla carica di senatore fissato per il 27 novembre. A Palazzo Madama rimpiazzare Schifani non crea, infatti, particolari smottamenti all’interno del partito anche perché, viene spiegato da fonti vicine a Palazzo Grazioli, chi ha già incarichi di presidente di commissione, questore o vice presidente dell’Aula non lascerà l’incarico, consapevole che in quel caso assai difficilmente le stesse cariche sarebbe conferite di nuovo a esponenti di Forza Italia. Se non dovesse essere calata la carta Berlusconi, i nomi in ballo per l’incarico di capogruppo al Senato sono quelli di Elisabetta Alberti Casellati e Anna maria Bernini. "Nel caso dovesse essere scelta una delle due, l’altra non se la prenderebbe", assicurano fonti bene informate. E fanno sapere: "Nessuno si sentirebbe esautorato o messo da parte in una fase come questa".

L’organigramma di Forza Italia verrà rinnovato solo lì dove rimangono posti vacanti a causa dell’uscita delle colombe. E, allora, la scelta di affidare il gruppo a Berlusconi risponderebbe a un duplice obiettivo. Secondo indiscrezioni riportate dall'Agi, sarebbe una scelta che incontrerebbe l’entusiasmo di tutti ma, soprattutto, creerebbe un caso politico gigantesco in vista del voto per la decadenza. Perché, è il ragionamento fatto da alcuni parlamentari di Forza Italia, una cosa è "estromettere un senatore, sebbene leader indiscusso della più importante formazione dell’opposizione, un'altra è cacciare il capogruppo di un partito dell’opposizione". Dopo il Consiglio nazionale che ha sancito la fine dell'esperienza del Pdl, Berlusconi ha deciso di dare un segnale forte "traslocando" nella sede di piazza San Lorenzo in Lucina. Una scelta significativa se si considera quanto poco il Cavaliere abbia frequentato finora le sedi del partito nonché il fatto che anche da premier privilegiava svolgere gli incontri politici a Palazzo Grazioli anziché a Palazzo Chigi.

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