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Le foto dei vip seminudi hanno distrutto la realtà

La rivista indica nel caso Epstein un momento di svolta epocale

Le foto dei vip seminudi hanno distrutto la realtà
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C' è qualcosa di istruttivo nel fatto che a celebrare il funerale dell'immagine documentaria sia proprio Vice, la rivista che dal 2001 aveva fatto del suo Photo Issue un piccolo culto. L'ultimo numero, uscito in primavera (Vol. 29 n. 4), si intitola The Not The Photo Issue: 186 pagine, per una volta senza pubblicità, costruite come il rovesciamento di quel rito. La domanda che lo attraversa è quale immagine, oggi, ci stia facendo più danno, e perché. La diagnosi dei due responsabili (Ben Ditto e Kevin Lee Kharas) individua il punto di rottura nella convergenza fra i file Epstein, la guerra trasmessa in diretta e l'intelligenza artificiale generativa. Da quando le immagini "trovate" hanno invaso lo sguardo, scrivono, non sappiamo più se siano vere, e separarle dalle false è diventato impossibile. Il numero porta la tesi fino al paradosso programmatico. Non potendo procurarsi la fotografia di una lince iberica bianca, la redazione ne fa generare una alla macchina e invita comunque il lettore ad ammirarla. Altrove un Nick Land sintetico intervista un Homer Simpson sintetico. È nichilismo esibito con allegria. Il campo di prova vero, però, lo fornisce la cronaca, ed è la vicenda Epstein. Dopo la diffusione dei file da parte del Dipartimento di Giustizia, a gennaio, le ricostruzioni autentiche e quelle fabbricate hanno cominciato a circolare insieme, indistinguibili. Sono comparse immagini del finanziere con la madre del sindaco di New York Mamdani, scatti che lo davano vivo e residente in Israele, fotomontaggi del presidente americano in compagnia di minorenni. Uno studio di NewsGuard ha mostrato quanto basti poco: a Grok bastano pochi secondi per produrre falsi credibili, mentre altri sistemi (ChatGPT, in parte Gemini) si sono rifiutati. E conta poco che i singoli falsi vengano poi smentiti: il dubbio, una volta seminato, si attacca anche agli scatti veri. La confusione non è un effetto collaterale. È lo strumento. Qui Vice tocca, senza dichiararlo, una questione filosofica seria.

Roland Barthes aveva fissato il senso ultimo della fotografia in una formula, il "questo è stato".. È quella garanzia che oggi si dissolve. E con essa perdiamo anche il terreno comune su cui era ancora possibile litigare partendo dagli stessi fatti.

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