Cassinelli, il candidato animalista: «Più severi contro i maltrattamenti»

(...) Un innamoramento improvviso che, è lecito sospettare, serve a intercettare i voti di quanti, in Italia, gli animali li amano e li rispettano davvero. Tutti i giorni, non a corrente alternata. Tutti i giorni, come fa l'avvocato genovese, deputato uscente del Pdl e candidato al Senato, Roberto Cassinelli, che pare abbia una particolare predilezione per le caprette. Lui, in ogni caso, in tempi non sospetti, nel 2008 e 2009, ha presentato alla Camera due proposte di legge in difesa dei diritti degli animali.
La prima proposta riguarda la modifica di un articolo del codice penale in materia di maltrattamento durante la pratica dell'accattonaggio. I punkabestia, insomma, che stazionano regolarmente con uno o più cani agli angoli delle strade per chiedere l'elemosina sfruttando il buon cuore dei passanti. I «migliori amici dell'uomo», a volte anche cuccioli di poche settimane, sono sempre in condizioni precarie, sporchi, feriti, malnutriti, eppure - nonostante le innumerevoli denunce - i loro «proprietari» non vengono perseguiti con la necessaria tempestività e l'altrettanto necessario rigore. In parte - ha pensato Cassinelli -, questo è anche conseguenza di una carenza di legge. E allora, la sua iniziativa in parlamento è stata di inserire nel codice un comma che contempla «il reato di maltrattamento di animali, l'esibizione, durante la pratica dell'accattonaggio, di cuccioli lattanti da svezzare o di animali in stato di incuria e di denutrizione, in precarie condizioni di salute o soffrenti, tali da suscitare l'altrui pietà per le condizioni in cui sono esposti e tenuti».
Non si è fermato qui, Cassinelli, nella commendevole crociata animalista. Pochi mesi dopo si è dedicato a un'altra iniziativa di legge «concernente l'esercizio della professione di veterinario e la tutela della salute degli animali». In sostanza - sottolinea il candidato del Pdl al Senato -, «manca una corretta regolamentazione e un'adeguata disciplina sanzionatoria a fronte di lesioni di diritti meritevoli di tutela» da parte di veterinari che dovrebbero essere i paladini della salvaguardia dei quattrozampe loro affidati.
Casi isolati, ma neanche tanto, sia detto per inciso, come è capitato anche a chi scrive. Di fronte all'improvvisa patologia del cane, nel giorno dopo Natale, mi sono sentito rispondere dall'ineffabile veterinaria che l'aveva in cura da tempo: «Non mi muovo. Anch'io ho diritto a farmi la festa di Santo Stefano». Indisponibilità (incoscienza professionale?) che fu fatale per «Zeta». «Sono casi che non devono succedere - ribadisce Cassinelli -, ci dev'essere una normativa che stabilisca specifici e cogenti obblighi e i conseguenti diritti anche relativamente ai proprietari degli animali che ricorrono ai veterinari. L'omissione di soccorso, senza giustificato motivo di un animale in pericolo o in stato di bisogno - conclude il parlamentare ricandidato dal Pdl - configura maltrattamento». Come dire: sono «solo» bestie. Ma quasi sempre migliori degli uomini.

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