Il dibattito dei lettori

2 CONTRO GLI ITALIANI
Fini parla la stessa

lingua della sinistra
Fini ha preso lo stesso linguaggio dei sedicenti progressisti. Riconosce diritti a tutti meno che agli italiani. I quali hanno diritto di non vedersi invasi da torme di senza nome e senzapatria che fanno dell'Italia e degli italiani carne di porco. Difende la bandiera italiana ma non sa cosa significhi, cosa rappresenti per i veri italiani. Un vaffa anche a lui. Con preghiera di restarci.
2 INCOERENTE
Le contraddizioni

dell’ex capo di An
Caro Direttore, ciò che maggiormente ha colpito gli addetti ai lavori ed in generale coloro che seguono la politica credo sia stata la curiosa intempestività delle prese di posizione del Presidente della Camera Gianfranco Fini, talmente evidente da farle sembrare delle forzature. Impossibile infatti non aver notato che, mentre il Presidente del Consiglio giaceva da mesi sotto il fuoco continuo di Repubblica e Avvenire, non si fosse sentito il richiamo alto di Fini, che invece si è levato solo quando Il Giornale decide di svelare l'inadeguatezza etica di certi soloni. Inoltre il sottolineare che il Pdl debba essere «a prescindere» per la riapertura delle indagini su Capaci e Via D'Amelio è una affermazione apodittica che antepone visibilmente un risultato (la eventuale riapertura) all'esistenza dei presupposti (dichiarazioni di pentiti meritevoli di attendibilità) e nella sua apoditticità riesce pertanto suadente, ipocrita e sibillina nello stesso tempo, volendo significare che se il Pdl deve sgomberare ogni dubbio sull'essere favorevole alla riapertura delle indagini ciò deve presupporre che qualcuno nel Pdl possa osare mettere in discussione che , se ne sussistano i presupposti, le indagini vadano riaperte. Non potevano che in tal senso essere conseguenti (e forse anche un po’ stupite ndr) le risposte del Ministro della Giustizia Alfano e del Presidente del Senato Schifani: ciò che con siffatta enfasi ha declamato il Presidente Fini rischia di essere una banale ovvietà, in quanto tale impossibile da non condividere a meno che con essa non si intendesse invece concludere (apoditticamente) che la Magistratura requirente (ndr e perciò non giudicante) debba sempre avere ragione... a prescindere. Ciò nonostante, ovvero malgrado questa evidentissima incoerenza di Fini, a nulla sono bastate le dichiarazioni ragionevoli del Premier volte a buttare acqua sul fuoco: il Presidente della Camera voleva «marcare» l'esistenza di una distanza da qualcosa o da qualcuno e in tale prospettiva ha dovuto pertanto definire razzista la legge sull'immigrazione che porta il suo nome e lanciarsi in filippiche sul diritto di voto agli immigrati prima e sui diritti in generale dopo. Insomma lo scontro è più apparente che reale, ma attenzione è qui che casca l'asino: cui prodest tutto ciò? Posso solo tentare di dare una risposta che a mio parere è la seguente: se questo presunto scontro è più sull'apparente che sul reale, vi è invece in atto uno scontro vero ed è quello che vede contrapposte, da un lato, la politica nuova, quella del fare intesa come servizio per il Paese; dall'altro lato invece, vi è la politica fatta come una professione. Da un lato quindi la politica concreta, fatta per il bene del Paese, dall'altro la politica dei professionisti di lungo corso, sempre più lontana dai problemi reali e preoccupata di giustificare come necessaria la propria dorata esistenza.
Simone Bodio