Cronache

Genoa, le rivoluzioni fanno male

Piove, Tursi ladro: e la Sampdoria viene defraudata della legittima opportunità di giocare contro un'Inter in emergenza (priva di Milito, Juan Jesus, Nagatomo, Stankovic, Schelotto e Alvarez), con in campo Palacio, Cassano, Zanetti, Cambiasso, Guarin, Gargano e dintorni inciucchiti dall'inutile maxisforzo psicofisico sostenuto tre giorni avanti contro il Tottenham vincitore in chiusura di estenuanti tempi supplementari. Non allarmatevi, non sono un «minus habens» con la testa conficcata nel pallone. Deliberatamente provoco per sottolineare la vergogna che per la zona di Marassi e disgraziati dintorni è diventata una maledizione del tipo Tutankhamen: se arriva l'acquazzone, ma ormai - come stavolta - basta la minaccia, morire se trovi un'Autorità cittadina disposta ad assumersi la responsabilità di sfidare la possibile esondazione del rio Fereggiano. Giustizia vuole peraltro ch'io ricordi che l'allerta-pioggia scattava alle 18, sicché si sarebbe potuto giocare regolarmente alle 15 stabilite in partenza, anziché alle 20.45… Ma poteva la Sampdoria, peraltro già salva da un pezzo, rifiutare la richiesta-posticipo dell'Inter (in combutta con Sky e Premium) da cui riceverà a giugno 15 milioni in cambio dei servigi del ribelle Icardi? Il tutto alla faccia dei tifosi, trattati come truppe cammellate.
Frattanto, per via delle sei sorelline in fuga a quota 35 con l'appendice dell'Atalanta a 33, in concomitanza con la terza sconfitta consecutiva del Grifo, a 9 tappe dal traguardo, 27 punti in palio, l'ordalia Genoa-Siena è diventata purtroppo esaustiva. E scrivo «purtroppo» non solo perché da queste parti il Siena (per soprannumero diretto da Iachini, nemico numero uno del Grifo) evoca ricordi fastidiosi. Lo scrivo soprattutto perché, se è vero che i toscani stanno un punto sotto e la sfida mortale post pausa azzurra dovranno venire a disputarla a Marassi, è altresì vero che, in base ai punti ottenuti sul campo, i toscani, partiti a fine agosto da «meno 6», dopo sette mesi di battaglie stanno ancora a «più 5» (in contrasto con il «meno 1» della classifica ufficiale) nei confronti della squadra di Ballardini. Il che richiede una seria riflessione.
Con la serie da 9 punti in 5 partite (5 gol fatti, 3 subiti) il Genoa di Ballardini sembrava già salvo. Poi sono venute le 3 sconfitte in fila contro Roma, Milan e Fiorentina (3 gol fatti, 8 subiti) e il Genoa è di nuovo con l'acqua alla gola. D'accordo su Gervasoni e Damato e passi per Rizzoli, ma l'ha forse ordinato il Padreterno che una squadra che si è salvata per il rotto della cuffia a maggio 2012 arrivi nuovamente al dunque con l'acqua alla gola poiché è stata (sistematicamente) rovesciata come un calzino a luglio a pro (?) di De Canio e rirovesciata a gennaio a pro (?) di Del Neri senza il benché minimo di rispetto per le esigenze tecniche dell'uno e dell'altro, trattati alla stregua di scemi del villaggio? Insisto fino alla noia: o il presidente Preziosi rinuncia alla doppia rivoluzione annuale o il futuro del Grifone continuerà a correre sul filo del rasoio.
Per fortuna nella disgrazia (forzata assenza di Frey e sciagurata autoespulsione con squalifica del prezioso Bertolacci), dietro ci sono il cuore e i muscoli di Portanova, mentre Ballardini ha riportato all'onore del mondo il trascuratissimo Jorquera (cui Tozser non smacchia una scarpa) in aggiunta al miglior Kucka, al miglior Borriello e al miglior Antonelli che ci sia stato dato di vedere all'opera con la maglia rossoblu.

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