Genova conquista solo il record dei fallimenti

(...) è già stato lanciato da tempo, a sirene spiegate, in barba alle altre sirene che parlavano di «luce in fondo al tunnel», di «riassetto dell'economia», di «riequilibrio finanziario, e intanto spremevano le aziende con una tassazione a livelli insostenibili. Accelerando la morìa delle imprese. La conferma ufficiale di quello che, finora, era una sensazione (ma avvertita da tutti) arriva dalla Camera di Commercio, che ha avuto dai tribunali di Genova e Chiavari gli ultimi dati. La percentuale di fallimenti del 2012 è percentualmente ancora più rilevante se paragonata proprio al numero di fallimenti del 2008: 79. «Siamo al livello di guardia - commenta il presidente dell'ente camerale, Paolo Odone -. Ci stiamo avvicinando al record del 2006, quando ci fu un boom di sentenze (167) essenzialmente tecnico, giustificato dall'accelerazione delle procedure da parte dei tribunali in vista dell'entrata in vigore della legge fallimentare. Oggi, purtroppo - insiste Odone -, siamo di fronte a un dato reale: da quando è scoppiata la crisi le imprese che hanno portato i libri in tribunale in provincia di Genova sono raddoppiate».
La Camera di Commercio sottolinea che è fortissima la sofferenza per il commercio (il 39 per cento in totale, specialmente fra negozi, alberghi e ristoranti). Né arrivano dati più confortanti dagli altri settori: per industria-costruzioni, anzi, si arriva a punte del 34,6 per cento, di cui 20,1 nel comparto dell'edilizia). Le strutture che falliscono di più sono le s.r.l., le «società a responsabilità limitata» (69 per cento del totale), mentre quelle con il maggior incremento dal 2008 sono le ditte individuali (+200 per cento!).
Genova è un conto. Ma non è che, prendendo ad esempio un'altra provincia ligure, come la «ex ricca» Imperia, le cose cambino. Nei giorni scorsi l'Unione delle Camere di commercio ha rilasciato i dati sulle aperture e chiusure delle imprese sempre per il 2012, confermando che «la crisi economica ha cancellato in Italia mille imprese al giorno». Di queste, oltre cinque sono nell'Imperiese, un'area fra l'altro che ha registrato il calo generalizzato del numero delle imprese a registro scese a 27.864 unità, «al di sotto della quota psicologica delle 28mila unità che resisteva dall'anno 2005».
In particolare, le ditte che hanno chiuso i battenti nell'anno appena concluso sono state 1.789, solo in parte «compensate» da 1.610 nuove iscrizioni. A soffrire di più sono stati i settori dell'agricoltura, del commercio e dei trasporti. Negativo anche il movimento delle imprese artigiane che registrano un calo generalizzato dell'1,4 per cento con 771 cessazioni di attività. Buio pesto, infine, per quanto riguarda le imprese al femminile, con perdite diffuse: 516 aziende, che concorrevano a quel 25 per cento «in rosa» sul totale di tutta la provincia.

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