«Sì, certo, A Compagna vuole ricordare e celebrare degnamente le tradizioni e le figure genovesi più celebri del passato, ma fra i compiti del sodalizio, che nel 2013 compirà 90 anni, c'è soprattutto quello di comunicare ai giovani quei valori della storia di ieri che possono rappresentare un esempio per l'avvenire»: a esprimere, in sintesi, obiettivi e strategie dell'associazione di volontariato, diventata nel 2010 una onlus di diritto, è Maurizio Daccà, nominato Gran Cancelliere e, quindi, in base al nuovo statuto, braccio destro del presidente, il professor Franco Bampi (formalmente: «Console generale alla presidenza»). «Ma, intendiamoci - ci tiene a spiegare subito Daccà -: nello spirito di A Compagna, rifacendosi alle origini, ci sono solo primi inter pares. I rapporti fra Gran Cancelliere e Presidente sono di massima collaborazione, che consente un costante scambio di opinioni e una piena condivisione delle scelte». Analoga condivisone c'è fra i membri, 11 in tutto, del Consiglio direttivo che, oltre ai due esponenti di vertice istituzionale, comprende due vicepresidenti, due vice-gran cancellieri, un tesoriere cassiere, un consigliere bibliotecario e tre consoli. «L'intesa fra Presidente, Gran Cancelliere e tesoriere - sottolinea ancora Daccà - è formale e sostanziale, tant'è che è prevista la firma congiunta per la ratifica degli impegni finanziari». Che non sono di poco conto, visto che A Compagna destina risorse che derivano dalle quote sociali, ma in maggior misura da elargizioni straordinarie devolute a iniziative sociali e culturali.
L'esempio più recente è il progetto «Nonni nelle scuole-Insegniamo il genovese ai bambini!» che riguarda materne e primarie di Genova ed è finanziato dalla Regione in collaborazione con Fondazione Carige.
Ne riassume le caratteristiche Daccà: «Perno del progetto è il nonno (o la nonna) cui è richiesto di essere capace di parlare bene il genovese e di partecipare alla vita scolastica, interagendo con gli alunni ed esprimendosi esclusivamente nel nostro dialetto (noi diciamo: nella nostra lingua)».
Si invitano, pertanto, le classi ed anche donne e uomini che parlino bene il «genovese», a collaborare con A Compagna. Che, nel frattempo, si prepara a realizzare le altre iniziative periodiche che si sono tradotte in altrettanti punti di riferimento della «genovesità», eventi molto amati dai soci - 632, genovesi e non solo, residenti all'ombra della Lanterna e in vari Paesi del mondo - e dall'intera comunità regionale: il Confeugo, ad esempio, che si tiene ogni anno il sabato precedente il Natale e rappresenta, come sottolinea il sito dell'associazione, www.acompagna.org, «l'occasione migliore per rinnovare i rapporti che, saggiamente, debbono intercorrere tra la civica amministrazione, il sindaco e la cittadinanza. È il momento in cui vengono sciorinati tutti quei mugugni sui problemi insoluti e, con tante raccomandazioni, l'augurio e la speranza che il sindaco e la civica amministrazione ne tengano conto». Dal 1998, per iniziativa dell'allora Presidente, l'architetto Alessandro Casareto, il Confeugo - quest'anno dedicato a Carlo Giuseppe Vespasiano Berio, l'anno prossimo invece al 90° compleanno del sodalizio - si svolge al «Paxo», la sede storica di Palazzo Ducale dove era nato nel Medioevo. L'associazione partecipa, inoltre, alle celebrazioni colombiane del 12 Ottobre, e alla ricorrenza del 5 dicembre, anniversario della cacciata degli austro-piemontesi da Genova nel 1746 a seguito della rivoluzione scoppiata ad opera di Balilla.
«Celebriamo anche il 10 dicembre - sottolinea ancora il Gran Cerimoniere - che è la data dello scioglimento del voto che il Senato della Repubblica di Genova fece alla Madonna d'Oregina. A Compagna è l'unica associazione che, assieme al Comune, non manca ogni anno di deporre una corona al monumento di Balilla in Portoria e di partecipare alla cerimonia religiosa nel Santuario di Nostra Signora di Loreto in Oregina». Molto graditi e frequentati, infine, i «Martedì de A Compagna», per conferenze di carattere culturale, e il premio «Crescere in Compagnìa» dedicato agli studenti dei licei genovesi per «incentivare la conoscenza e il valore della cultura, della storia e della tradizione locale». Resta un sogno nel cassetto: il ritorno alla sede originaria del Ducale.
Quando la tradizione traccia il futuro
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