Gianfry provoca Silvio: "In politica hai chiuso Il vero leader sono io"

Dopo la batosta delle amministrative, Fini esce allo scoperta. Non vuole più l'ammucchiata col Pd ma punta a un governo tecnico per far cadere il Cav. E si propone come nuova guida del centrodestra: "Regime finito"

Roma - Alla fine rispunta Gianfranco Fini. Dopo il frastornante silenzio obbligato dalla batosta incassata alle elezioni amministrative, il presidente della Camera gonfia il petto e si inserisce nel dibattito politico per forzare le frizioni parlamentari e acuire lo scontro contro il premier Silvio Berlusconi. In una intervista al Corriere della Sera (leggi qui), il leader del Fli si propone come unico detentore delle chiavi del centrodestra e auspica nelle dimissioni del Cavaliere per potergli così scippare la leadership della coalizione e finalmente arrivare al soglio di Palazzo Chigi. Non importa se gli elettori hanno drasticamente ridimensionato l'appeal del Terzo Polo e se, proprio all'interno di Futuro e Libertà, i malesseri vengono "guariti" con metodi poco democratici.

"Ho combattuto il conformismo berlusconiano - spiega Fini ad Aldo Cazzullo - per le stesse ragioni, e per un senso di coerenza che malgrado le accuse non ho mai perduto, non posso iscrivermi al partito che individua in Berlusconi l'inizio e la fine dei problemi della politica italiana". L'obiettivo? "Non era abbattere il centrodestra, ma impedire che si abbattesse". Perché adesso il presidente della Camera si gratta le mani: soffia sulla sconfitta elettorale che ha incoronato un vendoliano a sindaco di Milano, fa leva sulla fiumana di gente che è andata a votare al referendum e si propone come nuova anima per il centrodestra. D'altra parte, strappare la leadership a Berlusconi è sempre stato un sogno di Fini che, dopo aver lasciato il Pdl, si è innalzato a indiscusso conservatore del centrodestra riformista italiano. Ora che i sondaggi parlano di un calo di consenso per l'attuale governo, Fini esce dall'ombra e assicura il proprio appoggio a "un governo che adotti l'agenda Draghi".

Il piano proposto da Fini, subito applaudito dal leader centrista Pieferdinando Casini, passa appunto attraverso un governo tecinco che mandi a casa il governo in carica. "Il programma del 2008 non c'è più - attacca Fini - perché la crescita è molto più bassa di quella prevista. Sento evocare lo spirito del '94, e mi pare un segno di fine regime - continua - tutti i regimi, quando muoiono, rimpiangono lo stato nascente". Per il leader del Fli, il risultato uscito dalle urne prefigura la crisi di un sistema: "Lo si chiami berlusconismo, o bipolarismo muscolare, o Seconda Repubblica". Proprio per questo, Fini chiede al Cavaliere di fare un passo indietro e di dimettersi da presidente del Consiglio per lasciare spazio a un governo tecnico: "Se si punta al galleggiamento, la protesta non si dirigerà solo verso il governo, ma verso le istituzioni, verso la politica".

Fini non scomunica dunque la scelta di abbandonare il Pdl e il governo per combatterli dall'esterno anziché contribuirvi dall'interno. Anzi, rilancia l'azione del Terzo Polo senza curarsi né del flop incassato alle amministrative né dai mal di pancia interni al suo partito. "Il Terzo Polo è una convergenza tattica - spiega il numero uno di Montecitorio - costruiremo un polo della nazione, che contrasti le spinte anti-unitarie che ora si fanno sentire al Sud". Insomma, Fini si candida a salvatore della Patria. Da che cosa? Da Berlusconi, ovviamente.

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