Maurizio Cabona
da Venezia
Alla Mostra di Venezia, la rassegna principale ha avuto rari riferimenti storico-politici, però posti strategicamente allinizio e alla fine, per incorniciare il resto.
Goodnight, and good luck di George Clooney (in concorso) - formalmente contro il maccartismo, sostanzialmente contro il Patriot Act - ha ricordato giustamente, quando ormai pare uneresia, che il giornalista «contro» è più sincero del giornalista «per». In chiusura e ancora in concorso, The Constant Gardener di Fernando Meirelles - tratto dal romanzo di John Le Carré Il giardiniere tenace (Mondadori) - rappresenta una categoria votata a esser «per»: i diplomatici. Ed è il secondo film in concorso a raccontare di loro, dopo Persona non grata di Zanussi.
La farmaceutica è percepita come industria salva-vite. Però ne miete anche, perché i farmaci vengono sperimentati nei Paesi poveri, dove seppellire i morti è poco rischioso. Le Carré racconta ciò che accade in Kenya, complice la Gran Bretagna, ma che accade nella realtà in mezzo mondo, complici altri Paesi. Quasi nessun giornale lo scrive, perché la pubblicità li condiziona. E perché un italiano (un francese, uno svizzero, ecc.) preferisce che cavia del medicinale che lo curerà sia un altro. Mors tua, vita mea.
Ci vogliono dunque dei fanatici per opporsi. E tale è il personaggio di Rachel Weisz, studentessa che conquista con la sua generosa follia il diplomatico britannico interpretato da Ralph Fiennes. In missione in Kenya, lui dedica il tempo libero al giardinaggio, lei alla filantropia. La seconda si rivela attività più pericolosa, specie se associata alla denuncia di certe attività. Uccisa lei, lui cerca di trovare gli assassini...
Fiennes ha il fisico e il senso dellumorismo per essere credibile; Meirelles, brasiliano, ha lesperienza personale di un Paese caldo e infestato da epidemie.
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