In un’estate torrida come questa, non stona celebrare un personaggio capace di farci rabbrividire: Dylan Dog, l’Indagatore dell’Incubo creato da Tiziano Sclavi nel settembre 1986, compie quarant’anni. Zombi, fantasmi, licantropi eassassini psicopatici popolano le sue storie, insieme a citazioni letterarie, cinematografiche emusicali, e alle battute di Groucho, inseparabile spalla dell’investigatore di Craven Road. Non mancano le presenze femminili: donne dolci, fatali, perdute, di cuiDylansi innamora regolarmente salvo poi scoprire che sono delle assassine o– peggio - vedersele morire tra le braccia.
L’anniversario è già accompagnatoda iniziative speciali. È inedicola la prima parte di una storia ineditaa colori scritta e disegnata da Alessandro Baggi, pubblicata sulla rivista di fumetti La fine del Mondo . In settembre arriverà poi un albo interamente a colori proposto con quattro copertine: una regular e tre variant stampate in tiratura limitata. I lettori non potranno tuttavia scegliere, poiché l’albo sarà venduto in una confezione sigillata che ne nasconde la copertina fino all’apertura, secondo la modalità delle blind bag del fumetto statunitense.
Per gli appassionati di filatelia, in ottobre Poste Italiane emetterà un francobollo dedicato al quarantennale del personaggio. Nello stesso mese, il 28, al Teatro Eliseo di Roma debutterà il musical Dylan Dog Horror Show per la regia di Valter Malosti. Un evento importante, trattandosi della prima produzione teatrale dellaSergio Bonelli Editore, peraltro in un luogo che è rimasto chiuso dal 2020. Insomma, quaranta candeline spente in modo davvero eclatante. Ma chi l’avrebbe detto, allora, che un personaggio così insolito per un editore
focalizzato sull’avventura tradizionale (Tex, Zagor, Mister No) sarebbe durato così a lungo?
È il 26 settembre 1986 quando nelle edicole appare un albo con un nuovo personaggio che indossa jeans, una giacca nera e sotto una camicia rossa. Ha il viso dell’attore inglese Rupert Everett, all’epoca sulla cresta dell’onda; impugna una pistola e fronteggia alcuni zombi minacciosi. Gli autori di questo fumetto di 98 pagine venduto a1.300 lire sono lo scrittore Tiziano Sclavi e il disegnatore Angelo Stano; la copertina è firmata Claudio Villa. Il titolo, L’alba dei morti viventi , richiama fin da subito il cinema di George A. Romero e la storia mescola horror, ironia e riferimenti pop. Anche la battuta d’esordio del protagonista — «Mi chiamo Dog, Dylan Dog» — suona come un gioco di citazioni, e la presenza della spalla comica Groucho, sosia del celebre Fratello Marx, completa un impasto narrativo del tutto nuovo per il fumetto da edicola italiano. All’inizio non è un successo immediato, anzi ha tutta l’aria del fiasco; ma pian piano il passaparola fa crescere le vendite, fino a trasformare Dylan Dog in un fenomeno di massa capace di coinvolgere anche chi normalmente non legge fumetti. Negli anni Novanta la testata arriva a vendere perfino più di Tex , il titolo storico della Sergio Bonelli. Non a caso tra gli estimatori dell’Indagatore dell’Incubo figura anche Umberto Eco, che disse: «Posso leggere la Bibbia, Omero eDylan Dog per giorni senza annoiarmi».
Secondo i fan, i cosiddetti dylandogofili o dylaniati, i primi cento numeri sono imigliori, i più geniali, per il fatto che hanno visto Sclavi scrivere oppure supervisionare direttamente le sceneggiature, avvalendosi di una nutrita schiera di disegnatori: Stano, Freghieri, Piccatto, Montanari e Grassani, Roi, Casertano e altri ancora. Dylan Dog da questo punto di vista è stato innovativo. Per la prima volta un fumetto da edicola èdi fatto un prodotto autoriale, ricercato e di qualità sia come sceneggiatura sia come disegno. Inoltre, le storie non si limitano solo all’horror: dentro quelle pagine convivono ironia, amore, malinconia e paura. Dylan nonè il classico protagonista
Le sceneggiature di Tiziano Sclavi davano una incredibile profondità al personaggio C’è l’orrore ma anche molto umorismo grazie alla spalla Groucho E tanta seduzione in nome del romanticismo
invincibile, ma un antieroe fragile, spesso smarrito, cheaffronta il male sapendo di non esserne mai del tutto al riparo perché iveri mostri sono gli esseri umani. È forse questa la sua forza più duratura, il motivo per cui Dylan Dog riesce tutt’ora a raggiungere un pubblico così ampio e trasversale (è molto letto dalle donne) nonostante il tempo che passa e l’avvicendarsi dei curatori della testata. A proposito, dal 2023 al timonec’è Barbara Baraldi, sceneggiatrice di lungo corso e autrice di gialli e thriller, tra cui la serie «Aurora Scalviati». In quarant’anni di storie, l’investigatore dell’incubo ha sconfitto mostri di ogni tipo, serial killer, fantasmi, vampiri. L’unico avversario che ancora gli dà del filo da torcere è l’alcool. Dylan Dog è infatti un ex alcolista. In passato, quando era un agente di Scotland Yard, aveva sposato Lillie Connolly, attivista dell’IRA morta poi in carcere per sciopero della fame (chiaro riferimento alla storia vera del militante Bobby Sands). Aseguito del tragico evento, Dylan lascia la polizia e si rifugia nel bere. Non si puònon fare un collegamento con la biografia di Tiziano Sclavi, che ha convissuto a lungo con l’alcolismo. Dopo aver smesso grazie agli Alcolisti Anonimi, lo scrittore ebbe una ricaduta e questo fatto darà lo spunto a una storia del 2016 in cui Dylan si lascia tentare da un bicchiere di Amarone per cui deve intraprende un percorso di rehab. Dylan Dogcontinua aparlare ai lettori perché non è un eroe invulnerabile, ma un uomo che affronta i nostri peggiori demoni con ostinazione, nonostante la paura, accettando le sconfitte, convivendo con le perdite. Ed èproprio questa sua normalità, immersa nell’incubo, a renderlo ancoraoggi così vicino a chi legge.
