Gilardino salva l’Italia E Lippi attacca i tifosi

Dopo aver conquistato il mondiale, gli azzurri rischiano una clamorosa sconfitta con Cipro. Esperimenti falliti: azzurri sotto 2-0, poi la tripletta del viola. Il
ct non accetta i fischi: "Assurdo invocare altri giocatori"

Quando si dice le ultime parole famose. Sono quelle del Ct Marcello Lippi, intervistato a Parma qualche ora prima di chiudere con una spettacolare rimonta (da 0-2 a 3-2 a pochi attimi dai titoli di coda) colma di affanni e di molto altro, il suo girone di qualificazione mondiale. Si presenta in Sudafrica con questo magnifico settebello di successi. Irriducibile la sua Nazionale: a Dublino, nel finale, acciuffò il pareggio decisivo, a Parma, stessa sorte e stesso premio, con la zampata in società tra Gilardino e Quagliarella, tre gol in 14 minuti, un record mondiale. «Nessuno è superiore all’Italia» la convinzione del tecnico viareggino. Sembra una benedizione apostolica smentita per oltre un’ora di gioco da Cipro che non è proprio il Brasile anche se espressione di un calcio in evidente progresso, come dimostrano le quattro pappine rifilate sul muso della Bulgaria sabato scorso e i risultati in Champions league compresi gli affanni dell’Inter sull’isola qualche mese addietro. Il secco e perentorio 0-2 con cui Cipro mette sotto gli azzurri nei primi 60 minuti fanno strabuzzare gli occhi a Lippi e mettono i suoi critici in posizione di sparo mentre il pubblico si diverte a candidare i grandi esclusi, uno su tutti, Cassano. Facile a quel punto lapidarlo con le armi a disposizione di questi tempi: Cassano, Totti e via di questo passo. Anche se proprio il Ct riesce a correggere, con una felice battuta, la questione delle candidature eccellenti. «La Nazionale non è aperta a Totti ma a tutti» detta solenne prima di andare incontro a una serata complicata chiusa da una bella rimonta e da una intemerata nei confronti del pubblico di casa.

L’Italia 2, accompagnata per mano dal Ct, al passo d’addio del girone, «cicca» in modo vistoso la prova e si consegna alle censure più aspre della critica. Devono ripassare per meritarsi un posticino, anche in ultima fila, nella lista del mondiale. La bocciatura più clamorosa e inattesa riguarda Giuseppe Rossi, troppo in fretta considerato il talismano del calcio nazionale e invece in ritardo nella condizione tanto da meritarsi la sostituzione dopo la deludente prova della prima frazione. Non funziona quasi niente in quella squadra improvvisata e forse assemblata più per rendere omaggio a una promessa fatta a Dublino che per convinzione autentica. E infatti le correzioni approntate nella ripresa (via Rossi, dentro Di Natale, fuori Pepe, altra delusione sia pure in un ruolo, centrocampista, che non è il suo pane quotidiano) consentono a Gilardino di ritagliarsi una bella e spettacolare rivincita. Nello stadio che lo lanciò in azzurro e verso il Milan, eccolo tornare rapace nell’area di rigore, governando a modo suo un paio di palloni, coi giri contati, spediti nel mucchio da Camoranesi e Quagliarella, prima di spingere in fondo alla rete la palletta del 3 a 2 che lo rende protagonista della quattro giorni azzurra. Lippi, alla fine, è un fiume in piena. La sua ira è rivolta al pubblico di Parma. «Invece di incitare questi ragazzi che giocavano insieme per la prima volta, hanno cominciato ad acclamare altri: vergognoso» il suo sfogo. E non gli hanno riferito della frase galeotta di Abete, all’intervallo. «La federcalcio si occuperà di tutto anche del dopo mondiale» la dichiarazione. Del successore di Lippi, cioè.

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