A tre anni dalla sua ultima apparizione in Italia, Gilberto Gil torna da noi sul palco dell'Alcatraz con "Gilberto Gil in Concert", un imperdibile appuntamento che attraversa la sua straordinaria carriera, evento che si annuncia come una vera celebrazione della musica brasiliana e della sua inesauribile capacità di rinnovarsi, restando profondamente radicata nella tradizione. Il concerto di domani, mercoledì 8, nel club di via Valtellina sarà reso ancora più speciale dalla presenza in apertura di Marco Castello, tra le voci più originali della nuova scena cantautorale italiana, che si esibirà in una suggestiva versione acustica: un incontro generazionale che sottolinea il dialogo continuo tra culture e linguaggi musicali, cifra distintiva anche dell'opera di Gil.
Sul palco, il grande artista brasiliano sarà affiancato da una vera e propria "famiglia musicale": una superband composta da figli e nipoti Bem, José, João e Flor Gil a testimonianza di un'eredità artistica che si tramanda non solo nei dischi ma anche nella dimensione viva del concerto. Un elemento che aggiunge calore e intimità a uno spettacolo che attraversa oltre sessant'anni di carriera, dopo il doloroso lutto conseguente alla perdita prematura della figlia dell'artista Preta Gil, anch'essa cantante, attrice e attivista. Figura centrale della musica popolare brasiliana, Gilberto Gil è stato tra i protagonisti del movimento tropicalista alla fine degli anni Sessanta, insieme a Caetano Veloso, contribuendo a rivoluzionare il linguaggio musicale del Brasile. Il tropicalismo non fu solo un genere, ma una vera visione culturale: una miscela audace di samba, bossa nova, rock psichedelico e influenze internazionali, capace di rompere schemi e confini, anche politici. In quegli anni, Gil partecipò a dischi fondamentali come "Tropicália: ou Panis et Circensis", manifesto di un'intera generazione artistica.
La sua vicenda personale si intreccia profondamente con la storia del Brasile contemporaneo. Nel 1969, nel pieno della repressione della dittatura militare, Gilberto Gil e Caetano Veloso furono arrestati e successivamente costretti all'esilio. Londra divenne per lui un laboratorio creativo: qui entrò in contatto con il rock internazionale, il reggae e nuove sonorità che avrebbero influenzato profondamente la sua musica negli anni successivi. Al ritorno in patria, all'inizio degli anni Settanta, inaugurò una fase artistica ancora più ricca e aperta, dando vita a lavori che fondevano tradizione brasiliana e sensibilità globale.
Nel corso della sua lunga carriera, Gil ha attraversato generi e linguaggi con una libertà rara: dalla bossa nova al samba, dal reggae alla musica africana, fino a sperimentazioni elettroniche. Album come "Expresso 2222" e "Refazenda" hanno segnato tappe fondamentali di questo percorso, così come le collaborazioni con artisti internazionali e il costante dialogo con le radici afro-brasiliane. Le sue canzoni tra cui "Aquele Abraço", "Toda Menina Baiana", "Drão" e "Palco" sono diventate classici senza tempo, capaci di parlare a pubblici di ogni generazione. Gilberto Gil ha avuto anche un ruolo istituzionale di primo piano: Ministro della Cultura del Brasile dal 2003 al 2008 sotto la prima presidenza Lula, ha promosso politiche innovative per la diffusione della cultura e l'accesso alle arti.
Negli ultimi anni, pur rallentando l'attività discografica, non ha mai smesso di esibirsi dal vivo, considerato da lui il luogo privilegiato dell'incontro con il pubblico. Il tour "Tempo Rei", che in Brasile sta registrando il tutto esaurito, arriva ora in Italia per due sole date, portando con sé tutta l'energia e la profondità di un repertorio vastissimo.
Il concerto di Milano sarà quindi un'occasione rara per assistere a un viaggio musicale che attraversa epoche, stili e geografie sonore, guidato da un artista che ha fatto della contaminazione la propria cifra stilistica.