Gioia Tauro, sequestro: 7 tonnellate di esplosivo "Partite da Iran per Siria"

Intercettato e sequestrato da polizia, Gdf e Dogane in un'operazione internazionale nel porto di Gioia Tauro, in Calabria. Ingente il quantitativo: sarebbe nell'ordine di 6-7 tonnellate

Gioia Tauro, sequestro: 
7 tonnellate di esplosivo 
"Partite da Iran per Siria"

Reggio Calabria Un container, all'interno del quale era nascosta una quantità molto elevata del potente esplosivo T4, è stato intercettato e sequestrato questa sera dalla polizia dalla squadra mobile di Reggio Calabria e dalla Guardia di finanza, con la collaborazione dell'Agenzia delle dogane. nel porto di Gioia Tauro (Reggio Calabria). L'esplosivo sequestrato sarebbe nell'ordine di 6-7 tonnellate. Il sequestro è avvenuto al termine di una complessa attività investigativa, di carattere internazionale. Il container trasportava ufficialmente latte in polvere e il T4 sarebbe stato proprio nascosto tra grandi confezioni di latte in polvere.

Diretto in Siria Il carico secondo quanto emerso, proveniva dall'Iran ed era diretto in Siria. Adesso gli investigatori stanno compiendo ulteriori accertamenti sul carico e sul suo percorso. Per ora l'ipotesi sulla quale si lavora con maggiore intensità è quella del traffico internazionale di esplosivo e non di un rifornimento per la criminalità organizzata italiana. L'operazione, a quanto si è appreso, è cominciata alla fine di agosto per proseguire poi fino all'accertamento della reale natura del carico. Quando gli investigatori hanno aperto il container si sono trovati di fronte a quello che avrebbe dovuto essere il reale contenuto: sacchi di juta pieni di latte in polvere. Una volta rimossa la muraglia di sacchi che erano in evidenza, più o meno a metà del container, c'era l'esplosivo, già diviso in panetti. Il T4, meglio conosciuto come ciclotrimetilene trinitramina o Rdx, è un esplosivo militare usato da quasi tutti gli eserciti del mondo ed è il maggior componente del più noto C4, in cui compaiono altri composti quali nitrocellulosa ed altri componenti inerti. Il Semtex, uno degli esplosivi il cui uso è stato spesso accertato nell'esecuzione di molti attentati, è un esplosivo a base di pentrite e T4. E a base di T4 sono stati confezionati anche gli ordigni utilizzati nelle stragi di mafia del 1992 e del 1993, da quelle in cui furono uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e per gli attentati di Milano, Roma e Firenze, ma anche per il disastro di Ustica e per le stragi alla stazione di Bologna e quella del Rapido 904. Ma in questo caso, anche per la provenienza e la destinazione del carico sequestrato, gli investigatori privilegiano la pista del traffico internazionale di esplosivo.

Grasso: "Porto Gioia Tauro è nevralgico" "Si conferma, qualora c’è ne fosse bisogno, come il porto di Gioia Tauro sia il centro nevralgico di vari traffici illeciti". Cosi il Procuratore Nazionale antimafia Pietro Grasso, ha commentato ad Apcom la notizia del ritrovamento ieri sera del grosso quantitativo di esplosivo all’interno di un container. "Se, come sembra, il mittente ed il destinatorio, non sono italiani ma stranieri - prosegue ancora Grasso - possiamo bene capire quale posizione strategica rivesta il porto calabrese". Ma lo stesso procuratore nazionale va cauto per quanto riguarda il coinvolgimento della `ndrangheta. "Credo che ancora sia presto per parlare di questo, vediamo cosa emerge nel corso delle indagini".

Polizia: "Poteva far saltare il porto" C’era tanto esplosivo T4 da far saltare l’intero porto di Gioia Tauro nel container proveniente dall’Iran sequestrato nei giorni scorsi nella città calabrese. Lo hanno detto oggi gli investigatori, che escludono un coinvolgimento della ’ndrangheta. Il container, con sette tonnellate di T4 nascoste tra 800 pacchi di latte in polvere, è stato sequestrato nel porto di Gioia Tauro da personale dell’Agenzia delle dogane, finanzieri e polizia di Reggio Calabria lo scorso 27 agosto, e non ieri come riferito in precedenza. Era stato scaricato dalla nave Msc Finland battente bandiera liberiana e sembra fosse diretto in Siria, hanno spiegato gli investigatori nel corso di una conferenza stampa in Questura a Reggio Calabria. Secondo gli investigatori, il T4 contenuto nel container era sufficiente per far saltare in aria l’intero porto. Il questore Carmelo Casabona ha detto che il container è arrivato nel porto calabrese con il "coinvolgimento di organizzazioni criminali internazionali, escludendo però un possibile ruolo della ’ndrangheta", e che è stato appurato che il T4 non era neppure in parte destinato all’Italia. "Per il ritrovamento è stata fondamentale la soffiata arrivata dai servizi d’intelligence", ha spiegato il colonnello della Guardia di Finanza Alberto Reda.  

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