Giovanni Nepomuceno Chrzan

Questo sacerdote polacco, classe 1885, era parroco a Zerkow nella diocesi di Gniezno. Nel 1941 venne arrestato dalla Gestapo e deportato nel lager di Dachau. Qui, l’anno seguente, non resse ai maltrattamenti e morì. Fa parte della schiera dei cento e otto martiri polacchi della seconda guerra mondiale facenti capo al vescovo di Plock, Anton Julian Nowowiejski, e beatificati da Giovanni Paolo II nel 1999. L’Olocausto dei cristiani, cominciato col fondatore e mai terminato, non fa “notizia” né ai cristiani è mai venuto in mente di creare una loro “lega di anti-diffamazione” pronta a ricorrere anche alle vie legali contro chiunque si permetta anche solo di scherzare sull’argomento. Niente film, né musei “per non dimenticare”, né tour scolastici, né “Giornate della memoria”. Niente di niente, insomma. Eppure, il loro numero fa impallidire qualunque raffronto, così come l’ostinazione bimillenaria con cui, attraverso un’incredibile gamma di motivazioni, i più disparati poteri costituiti hanno cercato di eliminare fisicamente i seguaci di Cristo. Un calcolo approssimativo, e per difetto, pone questo numero intorno ai settanta milioni di persone. Ma andrebbe aggiornato continuamente, perché non è ancora finita. Un odio così cocciuto, variegato e duraturo valica le possibilità umane e, forse, solo la teologia può spiegarlo. Per i credenti costituisce un’ulteriore prova della verità dell’antica profezia: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi». E, se è vera questa profezia (ed è vera), allora è molto probabile che sia vero anche il resto. Anzi, è sicuro.

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