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Governo

Cosa Nostra e Abu Nidal, l’inchiesta de Il Giornale arriva in Parlamento. FdI: “Ora si aprano gli archivi”

Mollicone presenta un’interrogazione al Governo e chiede di fare luce sui presunti legami tra mafia e terrorismo mediorientale. Sotto la lente documenti dei servizi segreti, traffici di armi e possibili collegamenti con gli omicidi di Chinnici e Dalla Chiesa

Abu Nidal

L’inchiesta de Il Giornale sul rapporto tra Cosa Nostra e Abu Nidal finisce in Parlamento con un’interrogazione parlamentare di Fratelli d’Italia firmata dal deputato Federico Mollicone, che chiede “al Governo se intenda disporre una ricognizione straordinaria e un nuovo versamento agli Archivi di Stato del materiale ancora coperto da classifica o giacente presso DIS, AISE, AISI e Arma dei Carabinieri relativo ai rapporti tra Abu Nidal, i servizi siriani, libici e iracheni e Cosa nostra nel periodo 1982-1990. Occorre inoltre verificare se tali fondamentali carteggi siano stati trasmessi alle Procure di Caltanissetta e Palermo impegnate sulle stragi e sugli omicidi del generale Dalla Chiesa e del giudice Chinnici, e quali accertamenti siano stati svolti tramite la DIA sui canali finanziari e bancari segnalati. Ricostruire le convergenze eversive del passato è un dovere morale verso le vittime ed è indispensabile per la prevenzione delle attuali minacce alla nostra sicurezza nazionale”. Le informazioni emerse dai documenti declassificati dei nostri servizi di intelligence potrebbero aprire uno spiraglio sul filo rosso che ha legato la criminalità organizzata italiana al terrorismo mediorientale. “Secondo l’inchiesta, non si tratterebbe di episodi isolati, ma di un vero e proprio patto d’azione tra Cosa Nostra e il gruppo eversivo palestinese di Abu Nidal”, sottolinea il Presidente della Commissione Cultura della Camera, già consulente della Commissione d’Inchiesta Mitrokhin. “Dalle carte d’archivio declassificate - prosegue Mollicone - emergerebbe con estrema chiarezza come la strage che costò la vita al giudice Rocco Chinnici nel 1983 presentasse una matrice operativa e logistica mutuata direttamente dalle tecniche di guerra e di eversione mediorientali, in un micidiale scambio di competenze sugli esplosivi, armamenti pesanti come gli AK-47 destinati alle famiglie mafiose dei Greco e dei Gambino, ed enormi traffici di sostanze stupefacenti provenienti dalla Valle della Bekaa. Si tratta - sottolinea - di uno scenario inquietante che unisce la criminalità mafiosa a network internazionali e circuiti finanziari opachi attraverso cui sono transitati petrodollari per finanziare l’eversione, l’acquisto di narcotici e persino condizionamenti sulla politica italiana”.

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