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Governo

Energia e difesa, le mosse di Giorgetti: “Avremo più risorse”

Primo passaggio il 5 agosto in Parlamento, poi la trattativa con l’Ue per i progetti del piano. L’Enea: bomba Superbonus pesa 131,5 miliardi

Energia, Bruxelles apre alla flessibilità: accolta la proposta di Giorgetti. Meloni: "L'Italia ancora una volta indica la strada"

La strada del risanamento dei conti è stata lunga e nemmeno facile. Quando il governo di Giorgia Meloni si è insediato nell’ottobre del 2022, il rapporto tra deficit e Pil era intorno all’8%. Per i governi che l’hanno preceduta non era un grosso problema, a causa della sospensione delle regole europee sul bilancio. Ma dal 2024 la famosa regola del 3% è tornata con il nuovo patto di Stabilità, costringendo il governo a una faticosa opera di risanamento dei conti. Il tutto con un imponente fardello sulle spalle, quel Superbonus varato dal governo Conte che - dati di ieri dell’Enea - allo scorso 31 maggio ha raggiunto un onere per lo Stato di 131,5 miliardi di euro.

Una delle battaglie combattute (e vinte) in Europa dal governo e dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è quella di ottenere che la clausola di Salvaguardia - la possibilità di non essere conteggiate per la procedure per disavanzo eccessivo - valesse non solo per le spese della Difesa, ma anche per gli investimenti per aumentare la sicurezza energetica. Si tratta di uno 0,6% del Pil in tre anni, con risorse stimate tra i 12 e i 14 miliardi. Flessibilità ottenuta anche per il rigore tenuto sui conti pubblici, che ha riportato il deficit vicino al 3% e a un passo dall’uscita della procedura d’infrazione. La partita del ministro però inizierà a breve, quando il 5 agosto Giorgetti chiederà al Parlamento il via libera per andare a chiedere la flessibilità su energia e difesa all’Europa per il biennio 2027-2028. «Questo aprirà degli spazi significativi di bilancio», ha detto il ministro nei giorni scorsi. Una trattativa che offre interessanti possibilità, potenzialmente anche per la manovra. La clausola è attivabile anche per gli investimenti in difesa (il tetto massimo tra energia e difesa è dell’1,5% del Pil al 2028). Una volta pattuiti interventi e ottenuta la flessibilità, in autunno il ministro sarà pronto per chiedere al Parlamento di derogare i saldi di bilancio per applicare il piano di spesa. Nel frattempo, però, c’è una data chiave: il 22 settembre l’Istat pubblicherà la revisione del deficit (che si era fermato al 3,1% nel 2025), in ballo ci sono oltre 8 miliardi di crediti edilizi del Superbonus la cui incidenza sul deficit potrebbe essere rivista e quindi portare l’Italia al 3% e, di conseguenza, fuori dalla procedura d’infrazione. Questo passaggio è importante perché, pur restando disponibile la clausola di Salvaguardia, l’Italia potrà ottenere che gli investimenti su energia e difesa non contino ai fini della violazione dei paletti di bilancio europei. L’Ue non permetterà però all’Italia di utilizzare le risorse per tagliare accise, sussidi o contributi per alleviare il costo delle bollette. Tuttavia, nelle pieghe di una trattativa che ancora deve iniziare è possibile che alcuni interventi già in programma possano finire sotto al cappello europeo. Liberando così risorse in manovra.

Discorso a parte i fondi europei Safe, plafond da 150 miliardi di prestiti agevolati con una durata fino a 45 anni. L’Italia può chiedere fino a 14,9 miliardi, ma può decidere se utilizzarli o meno entro il 31 dicembre. Da quanto raccolto, si tratta di una partita differente a quella della clausola di Salvaguardia che segue un binario distinto.

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