“Ora c’è il dibattito parlamentare: valuteremo le proposte e, compatibilmente con le risorse disponibili, vedremo”. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo risponde così alle preoccupazioni manifestate dalle banche per la misura della manovra che prevede il pagamento in dieci anni dei crediti fiscali del Superbonus. A chi gli chiede di un possibile incontro tra il governo e gli istituti di credito, ribadisce la disponibilità al dialogo: “Noi dialoghiamo con tutti e, se si trovano nuove risorse, siamo sempre aperti al confronto”. Il viceministro ha parlato oggi a Roma alla tappa laziale de “L’Italia delle Professioni, le riforme del Governo Meloni e l’impegno di Fratelli d’Italia”, la campagna nazionale promossa dal dipartimento Professioni e dal coordinamento regionale del Lazio di FdI.
Exit tax, in arrivo semplificazioni
Leo vede margini anche sulla exit tax: “Stiamo approfondendo, vediamo un attimo di rifare degli aggiustamenti, delle semplificazioni”. Avverte però che “sicuramente il principio ci deve essere, perché bisogna evitare che molti soggetti si trasferiscono all’estero al solo fine di smettere le partecipazioni e poi realizzare dei profitti che non vengono assoggettati a tassazione”. In ogni caso, assicura, “verremo incontro a tutte le esigenze che vengono rappresentate per semplificare”. Il viceministro ha poi annunciato una novità per gli studi: “Vogliamo favorire le aggregazioni professionali e introdurre meccanismi di neutralità fiscale, come avviene tra imprese. Tutte queste professioni dei settori economico, legale e di consulenza del lavoro vanno verso l’integrazione, con cui possono rendere un servizio molto più efficiente”.
Arianna Meloni: “Non più bancomat fiscali”
Al convegno è intervenuta anche Arianna Meloni. “Quando siamo arrivati al governo, ci siamo dati un obiettivo chiaro: rimettere l’Italia in moto, liberando le energie migliori della nostra Nazione. E tra queste energie, una fetta fondamentale è rappresentata dai professionisti”, ha spiegato. Ha ricordato che “troppo spesso, nel passato, la politica ha guardato alle professioni intellettuali e tecniche con sospetto, riducendole a meri bancomat fiscali o a un mondo da imbrigliare nella burocrazia. Noi abbiamo invertito la rotta”. Il percorso parte dall’equo compenso, “una questione di civiltà giuridica e di dignità del lavoro prima ancora che economica”, e arriva a “un pacchetto di riforme che gli ordini professionali aspettavano da decenni e che hanno definito storiche”, perché “le professioni sono l’anello di congiunzione tra lo Stato e i cittadini”.
Schifone: “Promesse mantenute”
Ad aprire i lavori è stata Marta Schifone, responsabile del dipartimento Professioni di FdI. Ha rivendicato “il pacchetto di riforme più imponente nella storia della Repubblica: quattro disegni di legge varati in un solo Consiglio dei ministri, che investono trasversalmente tutti gli Ordini”. Si tratta della riforma dell’ordinamento forense, di quella delle quindici professioni tecniche e sociali, della nuova legge professionale dei commercialisti e del riordino delle professioni sanitarie, cui si affianca la scommessa sulle discipline Stem. “Quando eravamo all’opposizione abbiamo girato l’Italia con i tavoli di ascolto”, ha ricordato Schifone. La campagna, nata “su input del ministro Lollobrigida”, ha cambiato natura: “Non è più di ascolto, ma di racconto. Perché quelle promesse le abbiamo mantenute”. Equo compenso, borse di studio per gli specializzandi dell’area sanitaria, valorizzazione delle materie Stem e modifica della responsabilità dei collegi sindacali sono oggi, ha detto, “leggi d’Italia”. Il legame con il partito, secondo Schifone, “non è un caso: i valori dei professionisti coincidono con quelli della destra italiana, a partire dal merito. Non sono asservibili né al turbo-mercatismo né all’assistenzialismo”. Mentre “una certa sinistra li ha trattati come lavoratori di serie B o come evasori da combattere”, per FdI “sono i difensori degli italiani e il capitale intellettuale della Nazione”.
Calderone e Bellucci: merito e dialogo
Sulla stessa linea il ministro del Lavoro Marina Calderone, già presidente dei consulenti del lavoro: “Se Giorgia Meloni ha voluto che la presidente dei consulenti del lavoro diventasse ministro del Lavoro è un segno di rispetto per tutti i professionisti”. Per Calderone “una riforma deve assolutamente essere il frutto di un dialogo con i professionisti”, perché “quando si parla di lavoro si parla di lavoro a 360 gradi, da quello dipendente a quello indipendente”. La viceministra Maria Teresa Bellucci ha sottolineato che il ddl sulle professioni “ha la capacità di fare sintesi”. Ha aggiunto: “Per noi l’Italia è quella del merito e non dell’assistenzialismo. È lo studio, la professionalità e la competenza che fa la differenza, un modo diverso di pensare rispetto ai sussidi. Noi vogliamo rivoluzionare il welfare”.
Ingegneri e agrotecnici, le richieste
Dal panel sulle professioni tecniche sono arrivati apprezzamenti e qualche richiesta. Carla Cappiello, vicepresidente vicario del Consiglio nazionale degli ingegneri, ha ringraziato la premier per un ddl delega “che ha un impianto buono”. Ha però segnalato un punto critico: “C’è un articolo che prevede che tutte le attività che non sono espressamente riservate dalla norma possono essere esercitate da qualsiasi professionista e questo mi preoccupa perché crea un vuoto di responsabilità”. Roberto Orlandi, presidente del Collegio nazionale degli agrotecnici, ha invece definito il testo “la prima riforma che non parte da un pregiudizio negativo verso i professionisti”. Ha chiesto al governo di sbloccare le lauree abilitanti “ferme al ministero dell’Università” e ha avvertito: “La vera partita si giocherà con i decreti attuativi”.
Sanità, il fondo a 146 miliardi
Sul fronte sanitario il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha ricordato che “oggi il fondo sanitario nazionale è pari a 146 miliardi di euro, ma c’è ancora bisogno di finanziare il Fondo”. L’obiettivo, ha spiegato, è “attualizzare il nostro Sistema sanitario nazionale, valorizzando e potenziando l’esercito dei professionisti”. Il presidente della Fnomceo Filippo Anelli ha parlato di “una riforma molto attesa”. Per Diego Catania, presidente della Federazione degli Ordini Tsrm e Pstrp, “aver interloquito costantemente con i decisori politici è un valore aggiunto che non va trascurato”.
Rampelli: “Infrastruttura civile”
A chiudere il quadro è stato il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, per il quale “i professionisti non sono semplici tecnici, ma una vera e propria infrastruttura civile per la nostra Nazione”. In un’epoca “segnata dalla freddezza del lavoro da remoto e dei consigli d’amministrazione”, ha spiegato, “il professionista è colui che rigenera all’infinito il rapporto interpersonale”. E ancora: “Il ceto medio è il motore di ogni società e i professionisti ne rappresentano il fondamento”. Rampelli ha poi attaccato le “politiche ostili alla libera professione” degli ultimi decenni, figlie di una società immaginata come un “villaggio globale” dove “l’unico spazio riconosciuto è quello del salario”. Per Fratelli d’Italia, invece, “la libera professione è un punto di non ritorno per la crescita dell’individuo e dell’intera società”.
