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Governo

Il governo cerca un nuovo record: il primo a essere riconfermato

Meloni vuole lo Stabilicum anche contro il tabù della sinistra al Colle

(S-D) Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, il vice presidente del Consiglio e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani durante una conferenza stampa, Roma, 16 ottobre 2023. ANSA/ETTORE FERRARI

Nella storia della Seconda Repubblica non è mai accaduto che il governo uscente sia stato riconfermato. Ecco, Giorgia Meloni e il centrodestra desidererebbero sfatare questo tabù. Un tabù che è stato solo sfiorato da Silvio Berlusconi che nel 2006 dovette uscire da Palazzo Chigi per un pugno di voti: 25mila. Nell’attesa il primo traguardo è stato quasi raggiunto: il prossimo 4 settembre sarà il giorno dei festeggiamenti perché l’attuale esecutivo diventerà il più longevo superando così il secondo esecutivo del Cavaliere. Da quel dì tutto si proietterà in avanti e tutti gli azionisti della coalizione lavoreranno al 2027. O almeno auspicano a Palazzo Chigi dove guardano con preoccupazioni alle tensioni interne ai partiti - in particolare allo scontro tra Salvini e gli amministratori del Nord e ad alcuni malumori dentro Forza Italia.

Saranno mesi lunghi e complicati. Tanti i dossier aperti e di non facile gestione. Il primo, forse il più insidioso, sarà in Parlamento con il passaggio della legge elettorale, lo Stabilicum, atteso in Senato per fine mese. C’è ancora qualcosa da limare e aggiustare sul sistema di voto portato avanti dall’inquilina di Palazzo Chigi per dare stabilità a chi al prossimo giro siederà al governo. Obiettivo non nascosto: evitare gli esecutivo di larghe intese.

Meloni vorrebbe riprovarci a Palazzo Madama con le preferenze, anche perché lì non è previsto il voto segreto. Così blinderebbe poi il provvedimento a Montecitorio quando farà il suo ritorno per la terza lettura. È uno scenario che si intreccia con le questioni interni ai due partiti alleati, Lega e Forza Italia, dentro cui si annidano ancora perplessità per l’addio ai collegi uninominali e per l’introduzione delle preferenze. Non è un mistero che un incidente sulla legge elettorale aprirebbe la crisi per tornare al voto entro febbraio. Gli alleati sono stati avvertiti. Certo è che il rinnovo del Parlamento sarà fondamentale per l’altro grande obiettivo del centrodestra: il successore di Sergio Mattarella. «Non è detto che non possa superarsi anche un altro grande tabù, quello di avere un presidente della Repubblica che non è di centrosinistra» ha scolpito la premier lo scorso 29 giugno ospite di 10 minuti da Nicola Porro su Rete4. La coalizione guidata da Giorgia Meloni ambisce al Colle, ritiene che ci siano le condizioni affinché il prossimo capo dello Stato risponda all’area che oggi detiene i galloni del governo. Evidente che non sia scontato. Ma tanto dipenderà dall’esito delle elezioni politiche. Vincerle significherebbe avere i numeri per puntare al Quirinale. O comunque detenere la maggioranza relativa darebbe qualche chances in più al centrodestra.

In questo quadro sarà apertissimo il dossier della politica estera. I migranti prima di tutto. È una questione complessa perché si gioca molto sul piano mediatico e soprattutto ogni singolo paese, vedi la Germania, ha un approccio strettamente connesso alle questioni interne e ai prossimi appuntamenti elettorali. «La priorità del governo resta il contrasto all’immigrazione illegale di massa e questa è la strada che l’esecutivo continuerà a seguire» continua a ripetere la presidente del Consiglio. E lo stesso fanno gli alleati di governo, consapevoli che su questo terreno - così come sul rapporto con gli Stati Uniti di Trump - si giocherà un pezzo importante della prossima campagna elettorale.

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