Conti in ordine e risorse mirate. Il Documento programmatico di bilancio inviato nella notte a Bruxelles e al Parlamento delinea una manovra da circa 23,5 miliardi per il 2027 che poggia su basi solide: il Pil del 2026 è stato rivisto al rialzo all’1%, gli occupati sono al «massimo storico di 24,3 milioni» e il deficit scenderà quest’anno al 2,9%. Per la prima volta dalla pandemia l’Italia torna così sotto la soglia del 3%. Al centro della manovra, si legge, c’è «la tutela del potere di acquisto delle famiglie, con particolare attenzione a quelle più fragili, nonché il sostegno alle imprese e gli investimenti».
Il governo userà la clausola di salvaguardia nazionale «fino a un massimo annuo di 0,3 punti percentuali di Pil per la difesa, cui si aggiungono fino a 0,3 punti di Pil per interventi volti a rafforzare la resilienza energetica», restando «entro il limite annuo dell’1,5 per cento del Pil concesso dalla Commissione europea». Le nuove risorse per la difesa valgono circa 4,5 miliardi nel 2027 e porteranno la spesa del settore dall’1,3 all’1,6% del Pil. Il deficit salirà al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028, ma è un effetto della sola flessibilità: «al netto dell’impatto della clausola», si legge, il rapporto deficit/Pil resterà «stabilmente al di sotto del 3 per cento lungo tutto l’orizzonte di previsione». Rispettati anche i limiti europei sulla spesa netta: «non emergerebbe la necessità di una correzione di bilancio per il 2027».
La voce più consistente va alle famiglie: circa 5 miliardi per «politiche per la famiglia e spesa sociale», cui si aggiungono 3,3 miliardi alle imprese, 2,4 alla sanità e 3,1 alle infrastrutture. Gli interventi per la sicurezza energetica, precisa il documento, «saranno orientati al rafforzamento degli investimenti sulla rete ferroviaria e al potenziamento delle infrastrutture pubbliche, con particolare riferimento a scuole, ospedali, università, impianti sportivi e bacini idroelettrici». Le misure per le imprese saranno rivolte anche «al sostegno ai prezzi dell’energia elettrica per quota parte dei consumi». Le misure fiscali valgono 2,1 miliardi il prossimo anno, ma salgono a circa 5 nel 2028, quando secondo il Dpb «si renderebbero disponibili spazi di bilancio per una manovra moderatamente espansiva». La pressione fiscale resterà stabile al 43%.
Tra le coperture, accanto ai risparmi dei ministeri e ai giochi, spicca il contributo del settore finanziario: lo 0,21% del Pil nel 2027, circa 5 miliardi, poi 3 nel 2028 e oltre 2 nel 2029. Si somma a quello deciso lo scorso anno, che a legislazione vigente vale già lo 0,19% del Pil nel 2027: l’apporto complessivo del comparto quasi raddoppia. L’Abi attende i dettagli. Ufficialmente le bocche sono cucite, ma secondo diverse fonti l’associazione resta contraria a un nuovo esborso dopo l’accordo triennale da 10 miliardi dello scorso anno. Il testo, inoltre, non precisa come l’onere sarà ripartito tra banche, assicurazioni e altre società del comparto.
Il Pil crescerà dello 0,8% nel 2027 e dello 0,9% nel 2028, contro lo 0,6 e lo 0,8% del tendenziale. Le spese per difesa e sicurezza energetica, spiega il documento, «favoriranno l’attivazione» degli investimenti privati «e la creazione di occupazione».
Il debito toccherà il 138,5% nel 2027, un aumento «determinato in larga misura dall’impatto di cassa dei crediti d’imposta connessi ai bonus edilizi maturati negli anni precedenti». Dal 2028 la curva si invertirà: 137,9% e poi 136,6% nel 2029. Con i tassi in salita, la prudenza resta la migliore assicurazione. Lo ha ricordato ieri Mario Draghi a proposito della Francia, «vittima della sua sregolatezza fiscale che è venuta a coincidere con un periodo in cui i tassi d’interesse sono in rialzo ovunque». Un aiuto della Bce a Parigi resta lontano: oggi l’inflazione è «alta e, per di più, in aumento» e, per chi è in procedura per deficit eccessivo, «la soglia» per intervenire «è un po’ più alta». Una conferma della linea di Giorgetti.
