Matteo Salvini torna a spingere sul contributo delle banche alla prossima manovra e chiama direttamente in causa gli alleati di governo. Chiudendo la prima giornata di “A tua difesa - verso la Finanziaria 2027”, l’evento organizzato dalla Lega a Roma, il vicepremier ha ribadito la proposta di rendere strutturale il prelievo sugli istituti di credito.
“Sono convinto che davanti ai numeri gli alleati non potranno che dire di sì a un contributo”, ha affermato Salvini, spiegando che l’intervento dovrebbe riguardare “la differenza tra gli interessi che danno e le commissioni”. Una misura, ha precisato il leader del Carroccio, che dovrebbe essere “definitiva e strutturale” e non limitarsi a un intervento “una tantum”.
Il vicepremier ha quindi motivato la proposta richiamando il rapporto tra banche e Stato. Gli istituti di credito non opererebbero in una condizione paragonabile a quella delle altre imprese: “Se qualcosa va male ci sono le garanzie dello Stato e se invece va bene ci sono i dividendi e i bonus per i supermanager”. Da qui il principio indicato: “In un momento di difficoltà economica chi più ha, più deve dare”.
Salvini non ha nascosto l’esistenza di differenti sensibilità anche all’interno della coalizione di governo. “Siamo onesti: anche in maggioranza ogni tanto c’è qualcuno che, invece di accelerare, prova a rallentare”, la sua riflessione. Il vicepremier si è comunque detto convinto che al tavolo della maggioranza gli alleati finiranno per sostenere un contributo a carico delle “imprese più ricche d’Italia”. Il riferimento, ha puntualizzato, è alle grandi banche e non agli istituti di credito cooperativo o alle realtà territoriali: “Non una tantum, non straordinario, deve essere strutturale e definitivo”.
Il segretario leghista ha infine respinto l’idea che la proposta abbia un’impostazione punitiva: “Noi non siamo punitivi o sovietici, come dice qualcuno. Figurati se in Lega ci può essere qualcuno che ha nostalgie sovietiche. Tutt’altro. Però in un momento di difficoltà economica chi più ha deve dare, ma non con la patrimoniale di quel genio della Schlein”. Il modello indicato da Salvini resta quello di un contributo legato agli utili degli istituti: “Se invece di fare 50 miliardi di euro di utile si accontentassero di 47 sarebbe un dramma? E con quei soldini fai parecchie cose”.
