Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 16:53
Governo

Ceccanti: “Ecco cosa può succedere in Corte costituzionale”

Il costituzionalista richiama i precedenti dell’Italicum: premio di maggioranza e capilista già passati al vaglio della Corte. E l’eventuale sentenza “non richiederà un intervento successivo di governo e Parlamento”

Il graffio dei riformisti alla Schlein. "Inutile insistere sull'Autonomia"

La nuova legge elettorale potrebbe superare il vaglio della Corte costituzionale senza modifiche sostanziali al suo impianto. E anche nell’eventualità di una bocciatura parziale, non sarebbe necessario un nuovo passaggio parlamentare. A spiegarlo è il costituzionalista Stefano Ceccanti, intervenuto a margine del convegno “La clinica della democrazia” alla Camera, all’indomani dell’approvazione definitiva dello Stabilicum.

Secondo Ceccanti, l’eventuale sentenza della Consulta “sarà auto-applicativa” e “non richiederà un intervento successivo di governo e Parlamento. Poi magari, successivamente, se il Parlamento vuole intervenire perché ritiene di volerlo fare è padrone”. Il costituzionalista richiama anche le parole del presidente della Corte, Giovanni Amoroso: “Non partiamo da zero”. Il riferimento è alla giurisprudenza già consolidata in materia elettorale, nonostante la Costituzione non prescriva un particolare sistema di voto.

Nel mirino delle contestazioni ci sono soprattutto il premio di maggioranza e il meccanismo che abbina capilista bloccati e preferenze. Due aspetti sui quali, secondo Ceccanti, la Consulta si è già pronunciata. Sul primo punto, ricorda, la Corte aveva stabilito con riferimento all’Italicum che è possibile attribuire il 55% dei seggi a una forza politica che abbia ottenuto il 40% dei voti. Una soglia inferiore al 42% previsto dalla nuova legge. Anche il sistema misto di capilista bloccati e preferenze, osserva, era presente nell’Italicum ed è già stato ritenuto costituzionalmente legittimo.

Diverso il discorso per gli aspetti che potrebbero essere effettivamente censurati dai giudici. I due nodi principali sono la raccolta delle firme e la parità di genere. Nel primo caso, Ceccanti ipotizza una riduzione da tre a due degli scaglioni e un abbassamento del limite massimo delle sottoscrizioni da 300mila a 75mila. Quanto alla rappresentanza femminile, la Consulta “potrebbe estendere anche ai capilista la proporzione 60-40%”: “Altre obiezioni che vengono proposte in queste ore possono essere più o meno condivisibili sul piano politico ma non su quello costituzionale”.

Una lettura che trova diversi punti di contatto con quella espressa da Giovanni Guzzetta, costituzionalista e professore all’Università di Tor Vergata, intervistato dal Giornale. “La Corte, se interverrà, lo farà con tagli chirurgici, senza far crollare l’intero castello”, ha spiegato. Secondo Guzzetta, eventuali correzioni potrebbero riguardare la soglia del premio di maggioranza, senza però stravolgere il sistema. Nessuna particolare criticità, a suo giudizio, neppure nell’indicazione del candidato premier, che non sottrae al presidente della Repubblica le sue prerogative costituzionali.

Resta da capire se e quando la Consulta sarà chiamata a pronunciarsi. Per Guzzetta, un eventuale ricorso potrebbe arrivare alla Corte prima delle prossime elezioni politiche, attraverso un procedimento avviato davanti a un giudice ordinario. E l’intervento, secondo la sua previsione, sarebbe circoscritto ad alcuni punti della riforma.

Commenti