Per la nuova tassa sulle banche «non morirà nessuno». Giancarlo Giorgetti chiude le riunioni del Fmi a Bangkok con un invito al realismo in vista della manovra, che dovrebbe approdare in Parlamento «probabilmente la settimana prossima». Il ministro dell’Economia porta a casa una crescita rivista al rialzo allo 0,8% e il riconoscimento della «credibilità rinnovata della finanza pubblica, della sostenibilità e del debito», che a Bangkok, spiega, «si misura in modo tangibile». Ma serve anche «la chiara percezione di ciò che si deve fare, non semplicemente di ciò che si vuole fare», e lo dice «a beneficio del dibattito politico italiano».
Il contesto non aiuta: lo shock energetico legato alla guerra all’Iran e una spesa per interessi gonfiata dalla corsa degli spread, il cui «epicentro», come osserva il governatore di Bankitalia Fabio Panetta, sono gli Stati Uniti. Da qui il contributo da cinque miliardi chiesto a banche, assicurazioni e istituzioni finanziarie, che Giorgetti definisce «sostenibile» e che sarà calibrato nei negoziati. Un prelievo che concorre
alla riduzione degli spread e giova anche ai bilanci degli istituti, carichi di Btp. Ora anche Forza Italia, con Antonio Tajani, apre a «un contributo».
Dal mondo bancario arriva una risposta fredda. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ricorda che «nella Costituzione non c’è scritto che alcuni debbono essere mazzolati», ma che «tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva». Si dice «stupito che si alimenti questo mito di semplici guadagni», perché «non siamo in una fase di corno della fortuna e di rendimenti automatici senza rischi», e sottolinea che le risorse extra «non le pagano i banchieri con il cilindro della City», ma azionisti, «investitori e risparmiatori». Il settore, rammenta, ha già contribuito nel 2024 e nel 2025. E avverte: «Non è una questione di buona volontà ma di oggettività», serve certezza del diritto.
Sulle misure, la dote resta di 23,5 miliardi. L’allargamento fino a 60mila euro dello scaglione Irpef al 33%, gli aiuti ai giovani neoassunti e la card per le spese mediche degli anziani sono, per il ministro, «interventi anche alternativi». La «grande scelta» è «se fare interventi selettivi
o generalizzati», e sulle opzioni «non è giusto decida solo il ministro, valuteremo insieme ai partiti, ai vertici e al presidente Meloni». Qualche margine potrebbe arrivare da Bruxelles, con cui prosegue «un dialogo molto costruttivo per quanto riguarda le clausole Nec per la difesa e l’energia», e la premier Meloni, dopo il colloquio con von der Leyen, si mostra fiduciosa. Nessun cenno alla flat tax per gli autonomi da 85mila a 100mila euro, alla pensione anticipata contributiva a 64 anni o al bollo auto.
Da Capri, i Giovani imprenditori di Confindustria condividono la «prudenza sui conti pubblici», ma la presidente Maria Anghileri avverte: «Speriamo che non si traduca, di nuovo, nel sacrificare i giovani e le imprese». Sulla flat tax per gli aumenti salariali proposta da Giorgetti, però, la porta è aperta: «Ci stiamo, purché abbia un impatto significativo e sia l’inizio di una vera strategia fiscale per i giovani».
