È uno stanco copione che si ripete. La presenza di intemperanti e violenti fa naufragare le ragioni di chi scende in piazza per protestare pacificamente. È accaduto anche ieri in diverse città. E la politica di fronte a questo triste spettacolo non può non stigmatizzare disordini e violenze puntando il dito contro chi soffia sul fuoco della tensione sociale. Gli scontri di ieri hanno una matrice politica. Ne è convinta la premier che punta il dito contro l’opposizione colpevole di soffiare sul fuoco della protesta violenta. Meloni si appella ai leader del centrosinistra affinché escano dall’ambiguità e condannino apertamente le violenze. Se la piazza romana, dove sfilavano i leader del campo largo e quelli della Cgil, è rimasta indenne dai disordini, nelle altre piazze (Milano, Bologna e Torino) si contano arresti e feriti. Meloni definisce i responsabili di queste violenze «teppisti» che «sfruttano le manifestazioni per seminare il caos, aggredire chi garantisce la sicurezza e tenere in ostaggio intere città».«Manifestare è un diritto - scrive sui suoi profili social -. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è». Anche il vicepremier Antonio Tajani chiede alla sinistra di uscire dall’ambiguità e di isolare chi soffia sul fuoco della protesta violenta «nel tentativo di compensare la propria assenza di idee e proposte». Stessa cosa per Matteo Salvini. Il leader della Lega ricorda inoltre la proposta del suo partito: «Chi organizza una manifestazione o un corteo deve depositare una cauzione economica personale e, in caso di danni a beni pubblici o privati, ne risponde direttamente». Su coloro che hanno sfidato le forze dell’ordine sul piano della forza fisica il vicepremier non usa eufemismi: «Vigliacchi e criminali.Marciume sinistro avariato». Anche Italia viva, per voce della senatrice Silvia Fregolent, chiede di bandire ogni ambiguità nella condanna delle violenze: «Manifestare il proprio dissenso è un diritto che va difeso, aggredire le forze dell’ordine e devastare librerie, stazioni e intere città è inaccettabile».Dalla piazza di Roma la Schlein alza la voce contro il governo responsabile, a suo dire, di demonizzare il dissenso. Un’accusa che Maurizio Lupi di Noi moderati respinge al mittente: «Lanciare sassi e bombe carta, devastare i centri delle nostre città, attaccare le forze dell’ordine non è legittimo dissenso, è violenza». «Il punto qui è distinguere con chiarezza conclude Lupi - la protesta pacifica, sempre legittima, dalla violenza». «Mi auguro gli fa eco il capogruppo leghista alla Camera Riccardo Molinari - che tutte le istituzioni lavorino congiuntamente per isolare delinquenti e teppisti e per garantire l’ordine pubblico». Mentre il sottosegretario alla Difesa, l’azzurro Matteo Perego, si è recato direttamente a piazza Duomo a Milano per portare solidarietà alle forze dell’ordine.Lo sdegno per gli atti vandalici e per la violenza gratuita arriva infine anche da alcuni esponenti dell’opposizione che in serata hanno raccolto l’appello della premier a condannare i violenti. Il Pd si affida al deputato Matteo Mauri, responsabile della Sicurezza: «La violenza non è uno strumento accettabile di protesta e delegittima chi manifesta pacificamente per avere risposte concrete. Esprimo solidarietà alle forze dell’ordine». Stessa condanna dal vicepresidente dei 5S Ettore Licheri che parla di «guerriglia inaccettabile».

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