Il deficit scende più del previsto, il surplus primario cresce, con il Pnrr investiti trenta miliardi in sei mesi. E se la crisi energetica si risolve prima del previsto, Standard & Poor's stima una crescita del Pil italiano superiore alle attese. Il giudizio di parificazione della Corte dei conti sul rendiconto generale dello Stato 2025, presentato ieri, offre una fotografia dei conti pubblici che il governo Meloni può rivendicare.
Il dato più solido è quello sul deficit. Il rapporto tra indebitamento netto e Pil si è attestato al 3,1% nel 2025, in miglioramento di 0,3 punti sul 2024 e più che dimezzato rispetto al 7,1 per cento registrato a fine 2023. La mancata uscita dalla procedura di infrazione, certifica la Corte, è dovuta all'«emersione inattesa di nuovi crediti edilizi» da Superbonus. Il saldo primario (l'indebitamento al netto della spesa per interessi) registra un avanzo di 17,8 miliardi. La traiettoria definita dal ministro Giorgetti è confermata: rientro sotto la soglia del 3% entro quest'anno, ulteriore riduzione fino al 2,1% nel 2029.
Sul Pnrr i numeri raccontano un'accelerazione che non ha precedenti nell'intera storia attuativa del Piano. A fine febbraio 2026 la spesa sostenuta aveva raggiunto 113,5 miliardi di euro, contro gli 83 miliardi di agosto 2025: 30 miliardi impiegati in sei mesi, superando il 58% delle risorse complessive. È la stessa Corte dei conti a certificarlo, e non è un dettaglio di poco conto. Quanto allo scivolamento di circa 24,2 miliardi di spesa oltre il 2026 - dato su cui si concentrerà la narrativa del pessimismo - va ricordato che riguarda quasi esclusivamente strumenti finanziari e incentivi alle imprese, che per loro natura hanno tempi di erogazione più lunghi ma non vengono perduti. Quasi la metà di quella spesa residua è già programmata per il 2027, anno in cui il Piano rimane attivo grazie alla flessibilità negoziata con Bruxelles.
A rafforzare il quadro ottimistico arriva Standard & Poor's. Nello scenario favorevole delineato dall'agenzia (una riapertura dello Stretto di Hormuz che consenta un recupero rapido dei flussi di petrolio e gas) l'Italia vedrebbe il Pil 2026 crescere dello 0,7%, tre decimi in più rispetto allo scenario di base, con una crescita confermata allo 0,8% sia nel 2027 che nel 2028. Benefici «particolarmente evidenti per Italia e Germania», scrive S&P, in un contesto europeo in cui la Francia fatica.
Colpisce che il Procuratore generale della Corte dei conti, Pio Silvestri, abbia scelto l'occasione del giudizio di parificazione per avventurarsi in un territorio che poco ha a che fare con la verifica della regolarità contabile, affermando che sulla sanità «è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio e non l'equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione». Con 143 miliardi di spesa sanitaria nel 2026, è difficile sostenere che il governo Meloni abbia abbandonato il servizio sanitario nazionale al suo destino.
L'intervento della magistratura contabile sulle scelte allocative dell'esecutivo - materia che appartiene al Parlamento e al governo, non ai giudici contabili - riflette una tendenza ormai nota: dopo la riforma che ha ridefinito perimetri e responsabilità della Corte, ogni occasione pubblica sembra diventare utile per rivendicare un ruolo di indirizzo politico che non compete a un organo di controllo. I conti, però, parlano da soli.