Dura solo una quindicina di minuti, eppure il primo Consiglio dei ministri post vacanze non sancisce solo la ripresa dell’attività politica ma rilancia nuovamente le tensioni che negli ultimi mesi stanno attraversando la maggioranza. Nel giorno in cui il governo dà il via libera al decreto legge che proroga fino al 5 settembre il taglio delle accise sul gasolio, tra Forza Italia e Lega si riaccende infatti il braccio di ferro sull’eventualità di introdurre una tassa sugli extra-profitti per finanziare una riduzione consistente del costo alla pompa per i cittadini. Con Antonio Tajani che ieri ha affondato il colpo proprio da quegli stessi stand del Meeting di Rimini da cui solo ventiquattrore prima Matteo Salvini si era detto pronto ad «andare avanti senza remore» perché «banche, assicurazioni, energetici e petroliferi stanno guadagnando» e «chi fa utili straordinari in un momento come questo» deve «dare di più». Il ministro degli Esteri, invece, non solo è contrario, è «contrarissimo». Perché «un contributo è giusto che sia dato» e «deve esserci un confronto», ma «non voglio sentire la parola extra-profitto che mi sa molto di Unione Sovietica».
Insomma, tra i due vicepremier la distanza è siderale. Tanto che la polemica coinvolge anche i rispettivi partiti con diversi botta e risposta. «Tajani ribatte il senatore leghista Claudio Borghi - è contrario alla tassa sulle banche proposta dalla Lega per ridurre le accise perché dice che “sentire la parola tasse mi dà l’orticaria”. Gli ricordo che anche le accise sono imposte, anche se il nome è scritto in modo diverso». Insomma, «la scelta è se le devono pagare i cittadini o un settore che, grazie a quei cittadini, ha fatto 200 miliardi di utili in pochissimi anni». «L’alternativa - aggiunge - è stracciare il Patto di stabilità della compagna di partito di Tajani, la signora Ursula Von der Leyen e fare più deficit». «Per la Lega - conclude Borghi - l’unica cosa che non va è tassare i cittadini. Se altri hanno altre priorità è giusto saperlo con chiarezza». La controreplica arriva da Enrico Costa. «Davvero la Lega pensa che un’eventuale nuova tassa imposta alle banche non si ripercuoterà sui correntisti? Ci sembra un’ingenuità demagogica. La realtà - dice il capogruppo di Forza Italia alla Camera - è che tassa chiama tassa».
Uno scontro che si allarga anche al futuro di Monte dei Paschi di Siena.
Interpellato proprio sulle parole di Salvini che l’altro ieri ha detto che «spezzettare Mps sarebbe un delitto», Tajani ci tiene a sottolineare che «non tocca al governo e non tocca alla politica infilarsi nel risiko bancario». «È il mercato che è sovrano e deve decidere cosa si fa. La politica - aggiunge - deve dare delle regole, vedere che le regole siano rispettate e basta». E ancora: «Non servono le banche dei partiti. A me non interessa avere una banca di Forza Italia, ma che ci sia un sistema bancario efficiente».
Uno scontro che inevitabilmente accende l’opposizione. Secondo la segretaria del Pd Elly Schlein, «il governo litiga e gli italiani pagano il conto». «È il momento di tassare gli extraprofitti, Meloni - aggiunge - abbia il coraggio di far pagare di più chi si è arricchito anche in questa crisi».
