Gradoli, alla sbarra Esposito e l’amante

Giallo di Gradoli: si va a processo. Rinviati a giudizio per duplice omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere Paolo Esposito e Ala Ceoban, 41 e 25 anni. I due imputati sono accusati dell’uccisione di Tatiana Ceoban, 36 anni, e sua figlia Elena, 13. Lunedì la requisitoria del pm Renzo Petroselli sulla premeditazione del delitto da parte del compagno e della sorella di Tania, zia della ragazza nonché amante di Esposito. Nonostante la presenza nella villetta delle Cannicelle di una ventina di tracce di sangue appartenenti a Tania (quelle rilevate in una cucina fin troppo pulita) che indicherebbero una mattanza, nessun omicidio d’impeto stando all’accusa. Il movente? La moldava sarebbe stata per l’elettricista un ostacolo sia alla relazione con Ala sia all’affidamento totale della piccola Erika, avuta sei anni prima da Tatiana, tentato già nel 2007. Sulla necessità di far costituire la bimba parte civile il suo legale, Claudia Polacchi, spiega che è un atto dovuto per il tutore, il sindaco Luigi Buzi, in quanto Erika è parte lesa. «Ha diritto di conoscere la verità sulla scomparsa della madre e della figlia. Il padre, ammesso che sia innocente, prima ha mentito, poi ha taciuto ostacolando le indagini».
Ieri la parola alla difesa, gli avvocati Mario Rosati ed Enrico Valentini per Esposito, Pierfrancesco Bruno per Ala. L’avvocato Valentini sottolinea vari buchi nell’inchiesta. Tra questi l’assenza dell’operazione di acquisto di una videocamera effettuata da Tatiana il 30 maggio a Viterbo con il bancomat. Un tassello importante che prova il rientro a casa della donna e del suo incontro con Paolo. Strana eccezione dal momento che sia lo scontrino sia la ricevuta bancaria sono stati consegnati ai carabinieri dallo stesso Paolo, ribatte l’accusa. Non solo. Sarebbero da acquisire altri elementi, fra i quali i tabulati telefonici dell’utenza di Tatiana oltre il 30 maggio anche se, dopo quel giorno, il telefonino risulta spento. Ancora: per la difesa mancano i movimenti bancari di Tania dal 29 maggio in poi. «Non si comprende a cosa potrebbero servire - spiega l’avvocato di parte civile Luigi Sini - visto che il sabato e la domenica la donna non avrebbe potuto versare nulla in quanto le banche sono chiuse». Respinta dal giudice Salvatore Fanti sia la richiesta di scarcerazione per Esposito sia quella di farlo incontrare con la figlia. Esposito è anche accusato di detenzione di materiale pedopornografico.
Le donne scompaiono il 30 maggio 2009. Nonostante l’uomo cerchi di convincere inquirenti e stampa che la compagna sia fuggita in Moldavia con la figlia avuta da un precedente matrimonio, passaporti e denaro sono al loro posto. Amici e conoscenti sostengono che Tania non avrebbe mai abbandonato Erika. Il rapporto con Paolo finisce quando lei scopre che la tradisce con sua sorella Ala, nel 2005. Segue un’aspra battaglia legale e psicologica (Esposito sostiene, inutilmente, che Tania è psicolabile) fra i due. Tre giorni dopo la scomparsa Esposito denuncia la compagna per abbandono di minore. Ma è la madre accorsa da Bologna a far avviare le indagini e aprire un fascicolo prima per sequestro di persona, poi per duplice omicidio di primo grado.

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