Grazie ai blogger, adesso è possibile misurare la felicità

Due scienziati dell'università del Vermont hanno ideato un sistema che - attraverso i messaggi lasciati sui blog - possono dare un'idea esatta del grado di felicità. E secondo i risultati ottenuti il giorno più triste è stato quello della morte di Michal Jackson

La formula della felicità? Una chimera. Anzi no. Almeno stando all'opinione di due scienziati dell'università del Vermont. Secondo Peter Dodds e Chris Danforth (il primo un matematico di chiara fama, il secondo un raffinato analista informatico, entrambi impegnati enll'Advanced computer center dell'ateno americano) ritengono sia possibile stabilire l'intensità di questo sentimento. I due, infatti, avrebbero trovato un modo per misurare la felicità di milioni di blogger -- e hanno stabilito che il giorno della morte di Michael Jackson è stato il più triste, mentre le elezioni negli Stati Uniti hanno costituito il giorno più gioioso negli ultimi quattro anni. Dodds e Danforth hanno ideato una sorta di «sensore» per investigare su 2,3 milioni di blog e controllare tutte le frasi che iniziano con il verbo «sentire».
A ogni frase, poi, viene assegnato un punteggio che varia da uno a nove a seconda del grado di felicità, in un sistema di punteggio basato su 1034 parole. Per esempio, il termine «trionfante» vale 8,87 punti, «paradiso» 8,72, il prosaico «frittella» 6,08 e «suicidio» 1,25.
Secondo questi studiosi il cosiddetto «edonometro» ha dimostrato come il giorno delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, che hanno visto la vittoria di Barack Obama, sia stato il più felice negli ultimi quattro anni, con un picco riscontrato nel vocabolo «orgoglio». La morte del «Re del Pop», invece, ha rappresentato uno dei momenti più tristi. «La proliferazione di siti on line dove la gente scrive, come i blog, offre l'opportunità di valutare i livelli emotivi in tempo reale», hanno scritto i due studiosi in un rapporto intitolato «Measuring the Happiness of Large-Scale Written Expression: Songs, Blogs, and Presidents». Il loro studio, che appare questa settimana sul «Journal of Happiness Studies«, comprende l'analisi di circa dieci milioni di frasi. «Il nostro metodo è valido solo su grandi numeri, come quelli disponibili sul web. Una singola frase, invece, può non voler dire molto. Ci sono troppe variabili nelle espressioni utilizzate da una persona», ha detto Dodds. I due scienziati hanno poi sottolineato come, nonostante i blogger siano più giovani e più colti della media, questi possano comunque fornire, in termini generali, un campione valido della popolazione statunitense.

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