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Greco, quel talento "troppo educato" che la Rai non sfrutta come dovrebbe

Dopo il clamoroso successo di "Furore", ha sempre garantito qualità e costanza. Forse a penalizzarlo sono serietà e indipendenza

Greco, quel talento "troppo educato" che la Rai non sfrutta come dovrebbe

Ha iniziato a fare questo mestiere perché, sostanzialmente, cercava affetto. Quando si cresce in una famiglia avara di carezze certe sensazioni ti si piantano nell'infanzia come un bivio. E lui sapeva di volersi andare a prendere calore. Il fratello e la sorella erano troppo più grandi di lui per includerlo nella loro complicità e gli hanno conficcato l'urgenza di far da solo.

In più, a scuola, lo prendevano in giro perché era sempre il più alto e il più grosso. Ma da ragazzino, ogni volta che in piazza si esibiva nelle imitazioni di qualche personaggio famoso la gente rideva, gli si stringeva intorno e gli diceva "bravo" quindi la strada era quella: "La mia era una ricerca di attenzione, ma non nel senso di egocentrismo, quanto di affettività". Altrimenti, probabilmente, sarebbe diventato carabiniere che pure è sempre stato un suo sogno da quando entrò nell'Arma durante il militare, come ausiliario.

Fatto sta che nel 1997, a 25 anni, stava facendo Furore. Letteralmente e perché era quello il titolo del fortunatissimo game show musicale che si trovò a condurre su Raidue. Nientemeno che per volere di Raffaella Carrà e Sergio Japino, autori del programma. È lì che Alessandro Greco divenne Alessandro Greco, il nuovo fenomeno della tv italiana.Oggi ricorda "Raffaella mi ha insegnato deidizione, abnegazione, umiltà e meticolosità. Ma soprattutto mi ha insegnato ad avere grande considerazione delle persone che lavorano a un programma e vanno premiate".

La faccia, l'eloquio, il timbro e quel modo di stare davanti alla telecamera come stesse nell'epicentro della sua dimestichezza: in perfetto equilibrio, completamente in contatto con se stesso. Furono cinque anni di ascolti formidabili ma nella vita c'è sempre un'Itaca da lasciare. Finì l'esperienza di Furore e ci furono un sacco di altri format tra la tv di stato e Mediaset: da Buona Domenica su Canale 5 a Miss Italia, da Zero e Lode (con ascolti fino a quel momento inediti per quella fascia) a Cook 40 su Rai1...

Poi, chissà perché, il suo talento ha iniziato a essere brutalmente ghigliottinato a intermittenza. Eppure, a giudicare dal tenore dei commenti sui social o da alcuni sondaggi (tra cui quello di Fanpage) sul gradimento dei conduttori televisivi (in cui Greco sbaraglia la concorrenza), si scoprirebbe che i fan lo verrebbero spalmato su tutto il palinsesto con molta più continuità. Per carità, negli anni ci sono stati tanti altri programmi ma sempre con un andamento incomprensibilmente sinusoidale. Specie se si pensa che tra i suoi estimatori c'è gente come Fiorello, Carlo Conti, Lino Banfi, Checco Zalone... (questi ultimi pugliesi come lui, il nonno di Alessandro era il più famoso pasticciere di Taranto). Dal 2024 è tornato alla conduzione di Unomattina Estate (che quest'anno sarà in onda da fine giugno) ottenendo ottimi ascolti e sarà al timone del programma anche nel 2026. Allora come mai un talento come Greco non è così presente sul piccolo schermo? C'è chi attribuisce il suo impiego a singhiozzo al fatto che non appartiene a correnti di potere e chi invece lo addebita al suo essere poco in linea con l'ambiente televisivo. Alessandro è molto cattolico, è assieme alla stessa donna da una vita e professionalmente ha bisogno di credere in un progetto per accettare di farne parte, un programma se lo deve sentire addosso e, altra stranezza imperdonabile, Alessandro "allena la gratitudine" che di norma è il sentimento della vigilia, non si è mai sentito "arrivato", nemmeno quando lo dovevano scortare fendendo la folla davanti agli studi di Furore, gli piacerebbe aprire un'attività familiare, adora mangiare e a tratti se ne frega del peso, ha gli stessi amici da sempre. Tutte caratteristiche "sospette" per lo show business.

In tv quelli che cercano la profondità, di norma trovano abissi. E lui ne ha trovati tanti, negli anni. Ammiccamenti, promesse, provini, semi accordi e poi la trasmissione finiva a qualcun altro. Una grammatica incomprensibile per uno che, quando nel 1994 vide apparire a Miss Italia, Beatrice Bocci disse tra sé "per me il concorso finisce qui, questa me la sposo". L'ha sposata due volte: la prima nel 2008 con rito civile, la seconda in chiesa nel 2014 (dopo l'annullamento da parte della Sacra Rota del primo matrimonio di lei e dopo un periodo di castità deciso dalla coppia per poter ricevere i sacramenti con consapevolezza). Sono assieme da allora, irrimediabilmente innamorati e hanno due figli: la prima, Alessandra, figlia di Beatrice e del suo primo marito, e il secondo, Lorenzo che la coppia ha avuto assieme. Oggi Alessandro ha la famiglia che voleva e quella che aveva si è messa a fare il tifo per lui. È sempre disponibile alle chiamate professionali ed è sereno con le priorità che si è dato.

Perché la libertà è ciò che fai con quello che ti è stato fatto. E chissà se l'anno prossimo, per i 30 anni di Furore, la Rai si ricorderà di celebrare uno dei programmi di maggior successo della televisione italiana...

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