C’è un’immagine che cristallizza il senso della giornata in Ucraina: è un gruppo di persone anziane che scende da un autobus dopo avere attraversato territori nemici, frontiere e paure, con la sensazione che il mondo, per qualche ora, si sia ricordato della loro esistenza. Sono gli abitanti di Oleshky, città occupata dai russi e diventata una prigione a cielo aperto. I pullman hanno raggiunto il territorio controllato da Kiev, dopo un viaggio paradossale attraverso la Crimea occupata, la Russia e la Bielorussia. Una tregua locale, concordata per consentire l’operazione umanitaria, ha reso possibile quello che sembrava quasi impossibile. L’operazione favorita dalla mediazione della first lady Melania Trump e da Papa Leone XIV. Non tutti però hanno scelto la strada del ritorno: c’è chi ha preferito rimanere nei territori occupati e chi è stato trasferito a Simferopoli, in Crimea. Mosca e Kiev si sono accordate per coordinare periodicamente nuove missioni umanitarie nell’area.
La tregua di Oleshky dimostra che un accordo circoscritto è ancora possibile. Non significa però che la pace sia vicina. Trump continua a guardare al negoziato con ottimismo, convinto che esistano margini per arrivare a un’intesa. «C’era un enorme odio tra i due leader, ma penso che abbiamo davvero ottime possibilità di risolvere anche questo conflitto». Più prudente, se non apertamente scettico, il giudizio di Rubio. L’incontro con il ministro degli Esteri russo Lavrov, a margine della riunione dei ministri degli Esteri del G20 ad Atlanta, non ha prodotto annunci sostanziali. Il segretario di Stato Usa ha ribadito la necessità di mantenere aperti i canali di comunicazione con Mosca, (summit a Shenzhen dell’Apec) per non precludere la strada a una soluzione ed evitare un’ulteriore escalation. Ma ha anche riconosciuto che una pace negoziata non è affatto scontata. A raccontare la distanza che ancora separa il dialogo diplomatico da una reale normalizzazione dei rapporti arriva un episodio dal forte valore simbolico. La fotografia ufficiale del summit è stata cancellata dopo che numerosi governi europei, insieme a Regno Unito e Australia, si sono rifiutati di posare accanto a Lavrov. Zelensky, che torna a chiedere Patriot agli Usa, ha incontrato Erdogan per discutere della sicurezza
del Mar Nero e della ripresa dei negoziati, in vista del trilaterale di Abu Dhabi. Kiev chiede un ruolo attivo dell’Europa e il coinvolgimento della Turchia nel processo diplomatico. Ankara, intanto, si è impegnata a rafforzare il sostegno al settore energetico ucraino, sempre più esposto agli attacchi russi.
Sul campo l’Ucraina ha ripreso, dopo due settimane di pausa, gli attacchi con droni contro le infrastrutture petrolifere russe. Colpita venerdì una raffineria a Samara, seguita da raid nell’area di Ufa. In serata 168 tra Gerber e Shahed hanno colpito Kiev, Dnipro, Chernihiv e Ivano-Frankivsk, con blackout diffusi. L’ambasciata americana a Mosca ha segnalato una minaccia credibile di attentato al complesso museale di Tsaritsyno, invitando i cittadini a evitare la zona. Subito partiti gli accertamenti..
