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Guerra

Annuncio di Trump: “Hormuz è sminato”. Taglia di 10 milioni sui capi dei pasdaran

Appello a fornire informazioni sui leader più feroci. E si prepara il rientro dei diplomatici nelle ambasciate in Medioriente

«Wanted» Dall'alto Ahmad Vahidi (comandante delle Guardie della Rivoluzione iraniana), Ali Abdollahi (capo del quartier generale centrale Khatam al-Anbiya), Sa'id Aghajani (comandante dell'unità droni della Forza aerospaziale dei pasdaran), Hamidreza Lashgarian (capo del comando informatico), Majid Khademi (capo dell'intelligence dei pasdaran)

Dopo l’annuncio della maggiore offensiva economica mai lanciata contro l’Iran, Washington vara le prime misure, a partire da una taglia da 10 milioni di dollari sui vertici dei Pasdaran e sulla guida suprema Mojtaba Khamenei. Il dipartimento di Stato Usa, attraverso il programma «Rewards for Justice», offre una ricompensa milionaria per informazioni sui leader del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e sull’ayatollah. «Queste persone sono a capo di unità che hanno preso di mira il nostro personale con attacchi e le infrastrutture critiche degli Stati Uniti con operazioni informatiche. Aiutaci a contrastare queste minacce. Invia una segnalazione oggi stesso», si legge nell’annuncio pubblicato su X, e rivolto a rivolto a «chiunque possa fornire informazioni».

Il messaggio identifica (con foto) alcune figure di alto livello, oltre a Khamenei, tra cui il capo dei Pasdaran, Ahmed Vahidi, il comandante del quartier generale centrale Khatam al-Anbiya, Ali Abdollahi, il responsabile delle forze aerospaziali e droni, Said Aghajani, quello del comando cibernetico ed elettronico, Hamidreza Lashgarian, e dell’intelligence Majid Khademi. Inoltre, gli Usa hanno imposto sanzioni contro la Wellbred Capital, con sede a Singapore, e le sue società di intermediazione commerciale negli Emirati Arabi Uniti e in Svizzera. Come comunicato dall’Office of Foreign Assets Control (Ofac) del dipartimento del Tesoro americano, il gruppo è accusato di avere legami con Mohammad Hossein Shamkhani, magnate iraniano del trasporto marittimo di petrolio. E il provvedimento punta a bloccare i flussi economici e le reti logistiche estere utilizzate dalla Repubblica islamica per aggirare le restrizioni sul commercio di greggio. Il presidente Donald Trump, intanto, annuncia che tutte le mine nello Stretto di Hormuz sono state rimosse o fatte brillare. «La Marina americana mi ha appena comunicato che tutte le mine presenti nelle acque internazionali dello Stretto sono state rimosse e/o fatte brillare - scrive su Truth - L’Iran è stato avvertito che qualsiasi nave o imbarcazione che dovesse posizionare nuove mine verrà immediatamente e sistematicamente distrutta. È in vigore una politica di tolleranza zero assoluta».

Gli Usa si apprestano inoltre a far rientrare già questa settimana i diplomatici nelle ambasciate in Medioriente che erano state evacuate. La mossa del dipartimento di Stato, rivelata dal New York Times, segnala che Washington non prevede una ripresa del conflitto su larga scala con l’Iran. Tra le sedi in questione figurano quelle in Israele, Libano, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Oman, Iraq e Kuwait. Il documento indica che i primi diplomatici a rientrare saranno quelli in Libano sebbene, secondo il piano, l’organico non raggiungerà la piena capacità. In una fase successiva il personale tornerà a pieno regime in tre ambasciate: quelle in Israele, Giordania e Oman. Le sedi negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Qatar e in Libano limiteranno inizialmente l’organico all’85%, mentre quelle in Iraq, Kuwait e Bahrein si attesteranno al 75%.

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