Guerra in Ucraina

Bakhmut, linea del fronte: la difesa disperata di Kiev. E Pechino scarica Mosca

Zaporizhzhia, Kreminna, Mariupol, Melitopol, Makiivka, Kramatorsk. E adesso Bakhmut

Bakhmut, linea del fronte: la difesa disperata di Kiev. E Pechino scarica Mosca

Zaporizhzhia, Kreminna, Mariupol, Melitopol, Makiivka, Kramatorsk. E adesso Bakhmut. Ci sono città di cui fino a poco tempo fa nessuno di noi conosceva nemmeno il nome ma con il passare del tempo e l'evolversi del conflitto in Ucraina, l'Occidente ha imparato a conoscere perché, una dopo l'altra, in quella guerra di invasione scatenata dalla Russia stanno assumendo un ruolo decisivo. Ora è il turno di Bakhmut, diventata centro del fronte con i russi che stanno cercando in tutti i modi di conquistarla e gli ucraini che vanno avanti in strenua difesa. Una battaglia che prosegue da giorni, durissima, anche a colpi di propaganda.

Secondo il comandante del battaglione Libertà della Guardia nazionale ucraina Yevgeny Oropai, la notte scorsa ci sono stati diversi assalti della fanteria russa vicino alla città. «I russi stanno cercando di attaccare in maniera massiccia», ha detto. Al punto che i filorussi del Donetsk hanno dato per imminente la presa di Bakhmut, annunciando di aver già conquistato il villaggio di Bakhmutske, appena fuori dalla città di Soledar, anch'essa teatro di pesanti combattimenti in cui sono ingaggiati i famigerati mercenari del gruppo Wagner. Una caduta imminente per Bakhmut? «Falso», dicono da Kiev con l'Ucraina che sta rafforzando il contingente nella zona respingendo i continui attacchi dei Wagner ed anzi, dicono, causando numerosi perdite tra i mercenari filorussi. La città è ormai un cumulo di macerie in cui sono rimasti solo pochissimi civili. Un altra città martire, con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che ha detto «ha resistito nonostante tutto». La situazione è in continua evoluzione e la battaglia sul campo continua senza sosta.

Intanto i russi continuano a colpire diverse città ucraine, colpendo duramente anche obiettivi civili. Bombardata ieri la città di Ochakiv, nella regione di Mykolaiv, e anche un ospedale è stato colpito. Tre persone sono rimaste ferite, nel mirino anche almeno 50 edifici residenziali. Ancora peggiore l'attacco nel villaggio di Shevchenkove, nell'Ucraina orientale dove è stato colpito da un missile il mercato. Due donne sono rimaste uccise, altre tre e una bambina di 10 anni sono rimaste ferite.

Ma ci sono due notizie che potrebbero rappresentare un fortissimo freno all'offensiva di Mosca in Ucraina. La prima arriva dall'estero, con il nuovo ministro degli Esteri cinese Qin Gang, che ha ribadito all'omologo russo Sergei Lavrov la posizione cinese. Nonostante gli appelli di Putin ad una cooperazione militare, Pechino spinge per una soluzione pacifica. Inequivocabile il documento pubblicato in cui si fa riferimento ai principi fondamentali del diritto internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite che proibisce la minaccia o l'uso della forza nelle relazioni fra Paesi. Chiesto inoltre il rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale di ogni Paese coinvolto nella crisi con Pechino che ripete la sua volontà e il suo impegno per risolvere la questione in maniera pacifica. Nessun appoggio concreto dal potenziale alleato forte, e il fronte interno non registra notizie positive, anzi. Se il prezzo del petrolio russo rimarrà al livello del dicembre scorso, quando il prezzo era fissato a 50,47 dollari per barile, le perdite per il bilancio russo saranno di circa due mila miliardi di rubli, ovvero ben 26 miliardi di euro. Una cifra monstre che non arriva da fonti equivoche ma da una nota ufficiale del ministero delle Finanze di Mosca, secondo cui il prezzo del petrolio ha registrato un minimo dal dicembre del 2020. Inoltre, anche il prezzo medio del 2022 è stato di molto inferiore rispetto a quanto previsto. Ennesima conferma di quanto, tra stoica resistenza, mancate alleanze ed economia in crisi, questa guerra non stia andando affatto come avevano sperato dalle parti del Cremlino.

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