Ha chiesto che vengano perseguiti per gravi reati in materia di sicurezza delle informazioni, diffamazione e per aver leso gli interessi politici e di sicurezza di Israele. Il primo ministro Benjamin Netanyahu non intende lasciar passare senza conseguenze le testimonianze dei soldati che hanno preso parte al documentario «Naza», diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, e vincitore del Premio Speciale della Giuria alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il premier si è rivolto al Capo di Stato Maggiore, al Capo dello Shin Bet e al Procuratore Generale chiedendo di avviare un’indagine approfondita contro i soldati che hanno preso parte al film e di perseguirli. «Il film racconta una storia falsa, fuorviante e di parte che diffama lo Stato di Israele e le Forze di Difesa Israeliane nel mondo e danneggia gravemente la reputazione di Israele», ha spiegato Netanyahu in una nota.
A Gaza, intanto, non si fermano i raid per eliminare figure chiave di Hamas. Ancora ieri le Forze Armate Israeliane, Idf, - hanno comunicato di aver effettuato nelle ultime 24 ore diversi attacchi colpendo una «serie di obiettivi di Hamas, tra cui postazione lanciamissili ad Al-Furqan, un centro di comando a Daraj Tuffah e tre depositi di armi in diverse zone della Striscia». Nel mirino a Khan Younis, nel sud, in un’operazione avvenuta la scorsa settimana, è finito un comandante di plotone della forza d’élite Nukhba di Hamas, che ha contribuito a guidare l’attacco del 7 ottobre 2023 alla postazione militare di Kissufim e ha partecipato al sequestro di ostaggi. Si tratta di Hisham Jamal Muhammad Abu Glala, che secondo l’Idf ha continuato a sferrare attacchi anti-israeliani.
L’Idf ha negato invece di aver operato nella zona di Bureij dove, secondo la denuncia di parenti che vivono a Empoli (Firenze), alcuni civili sarebbero stati uccisi durante una festa di nozze in una tenda, tra cui un 52enne palestinese. Certezza, invece, sulla morte di Jehad Al-Ghandour, un bambino palestinese che ieri era stato ferito dai soldati delle Forze di difesa israeliane vicino al campo profughi di Jabalia.
