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Così la Nato si blinda contro i droni: come funziona il piano Shield East

Il piano Shield East, portato avanti dalla Polonia, integra sensori acustici e guerra elettronica per creare una difesa Nato multilivello contro i droni nemici

Polish Armed Forces
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Il rafforzamento della difesa orientale della Nato passa sempre più dalla capacità di intercettare (e neutralizzare) minacce a bassa quota come i droni. Il piano “Shield East”, iniziativa guidata dalla Polonia, punta proprio a questo obiettivo attraverso la costruzione di una barriera tecnologica avanzata contro i velivoli senza pilota. Varsavia sta affinando un sistema multilivello capace di integrare sensori, guerra elettronica e intelligenza artificiale, riducendo il tempo tra rilevamento e risposta operativa.

Il piano Shield East della Nato

Il cuore del programma è rappresentato dai test condotti presso il poligono di Ustka, dove il ministero della Difesa polacco sta sperimentando nuove soluzioni di rilevamento acustico e sistemi di disturbo elettronico.

Come riportato anche da Defence Blog, sette sistemi di ricognizione acustica sono attualmente in fase di valutazione. Come funzionano? Sfruttano reti di microfoni per individuare il suono caratteristico dei droni, determinarne direzione e distanza e classificarli grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale.

In parallelo, otto soluzioni di guerra elettronica sono state testate per intercettare e disturbare i collegamenti radio su cui si basano i velivoli senza pilota. Il programma di innovazione, avviato nel 2025, ha già raccolto oltre 700 proposte provenienti da aziende, università e attori internazionali, con 36 tecnologie portate a una fase di sperimentazione in condizioni simili al combattimento. L’obiettivo è selezionare rapidamente le soluzioni più efficaci e integrarle nelle forze armate.

Difendersi dai droni

Shield East combina rilevamento acustico e guerra elettronica in un’unica architettura difensiva anti drone. I primi consentono di individuare la presenza fisica degli Uav nemici anche quando radar e sensori ottici risultano inefficaci, ad esempio in condizioni meteo avverse o contro velivoli a bassa osservabilità. I secondi agiscono invece sulla loro vulnerabilità principale, ossia la dipendenza da segnali radio per il controllo e la trasmissione dati, permettendo di interrompere le missioni senza ricorrere a sistemi cinetici.

Il programma polacco include anche esercitazioni su larga scala e ulteriori test

previsti nel 2026, coinvolgendo nuove aziende e tecnologie emergenti. In prospettiva, Shield East rappresenta un modello replicabile lungo tutto il fianco orientale dell’Alleanza Atlantica, dove la minaccia russa rimane forte.

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