Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:42
In evidenzaAggiornato alle ore 10:42
Guerra

Il fastidio del tycoon per il pressing di Bibi: “Prove del nucleare? Mi vuole coinvolgere”

Netanyahu cerca una nuova vicinanza con gli Usa per riconquistare l’opinione pubblica. “Thee Donald” tiene le distanze

This handout picture released by the Israeli Government Press Office (GPO) Shows Israel's Prime Minister Benjamin Netanyahu (C-R) meeting with US President Donald Trump in the Oval Office of the White House in Washington DC, on July 28, 2026. Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu visited the White House on July 28 for his first in-person talks with President Donald Trump since the Iran war began, as the leaders sought to patch over public disagreements on the conflict. (Photo by GPO / AFP) / - Israel OUT / RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO / GPO / HANDOUT / " - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS

Bibi aveva un solo compito: riportare Donald sui sentieri di guerra. Trump quello di resistergli. Lo schema della partita giocatasi ieri alla Casa Bianca è chiaro sin dall’inizio. Il primo a svelarlo è il padrone di casa. Quando - poche ore prima dell’incontro - i giornalisti di Fox News gli chiedono se darà ascolto alle rivelazioni israeliane sull’infrastruttura sotterranea di Pickaxe Mountain - dove gli iraniani avrebbero trasferito migliaia di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio - la risposta del presidente statunitense e brusca e perentoria. «Non ho bisogno che Bibi me lo racconti - risponde seccato Trump - Bibi me lo vuole dire solo per coinvolgermi». Dietro quella risposta infastidita c’è la consapevolezza di essersi fatto tirare mani e piedi in una guerra al’Iran da cui - cinque mesi dopo - non sa più come uscire. E la convinzione che il premier israeliano voglia usare l’incontro per convincerlo a riprovarci prospettandogli la possibilità di infliggere una sconfitta definitiva alla Repubblica Islamica.

Un obbiettivo assolutamente legittimo nella prospettiva politica di Netanyahu, fatto passare da una porta secondaria mentre fuori dalla Casa Bianca infuria la protesta dei Pro Pal. Anche perché una rinnovata unità d’intenti con «The Donald» gli consentirebbe di riconquistare i favori della propria opinione pubblica e puntare ad una nuova vittoria alle elezioni del prossimo 27 ottobre. Ma «The Donald» non ha nessuna intenzione di farsi fregare una seconda volta. E ad esortarlo a tenersi alla larga da Israele ci prova anche un mondo Maga convinto che l’avventura iraniana si trasformerà in un bagno di sangue alle elezioni di Midterm in calendario a novembre. Il primo a dirlo apertamente è quello Steve Bannon che - pur navigando ormai ai margini del mondo trumpiano - continua ad incarnarne le pulsioni. «Questa è la seconda visita di Netanyahu alla Casa Bianca in 18 mesi. Esattamente come quelle di Churchill alla Casa Bianca, la differenza - sottolinea Bannon - è che ognuna di queste è un disastro per America First».

Così nell’ora e venti minuti dell’incontro, non tenuto come un faccia a faccia ma tra due folte delegazioni, Netanyahu rilancia il sempreverde della minaccia nucleare iraniana. Trump cerca invece di tenersene alla larga riproponendo due argomenti alternativi come gli accordo di pace in Libano e il rilancio degli accordi di Abramo tra Israele e i regni arabi. Per il presidente è fondamentale che Israele torni a discutere con i sauditi un possibile riconoscimento dello stato palestinese. Anche perché questa è la condizione «sine qua non» posta da Riad per riprendere in mano il dossier sugli accordi. Ma anche la condizione essenziale perché l’America possa vendere ai sauditi tecnologia nucleare per miliardi di dollari. Insomma più che un incontro tra alleati il colloquio è una serrato duello al fioretto tra ex amici disillusi e alla disperata ricerca di nuovi punti comuni.

Quanto basta per consentire a entrambe le parti di redigere dei comunicati stampa in cui si parla di un’intesa apparentemente perfetta. «Siamo perfettamente allineati sull’Iran. Israele sostiene qualsiasi strada scelga Trump» dichiarano i portavoce israeliani mentre Benjamin Netanyahu partecipa ai funerali del senatore Lindsey Graham. Anche secondo l’emittente israeliana Channel 12 i due avrebbero discusso principalmente il tema iraniano ribadendo l’impegno a impedire che la Repubblica Islamica riesca a realizzare l’arma nucleare. Ma una cosa è certa, pochi ormai alla Casa Bianca credono ai piani di Netanyahu e al rischio che l’incubo di un’atomica iraniana possa materializzarsi nel giro di pochi mesi.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.