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L’avviso di Trump: "Accordo subito o raderemo al suolo l’isola di Kharg"

La minaccia del blitz di terra. Donald: "Regime cambiato, parliamo con Ghalibaf"

L’avviso di Trump: "Accordo subito o raderemo al suolo l’isola di Kharg"
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I negoziati con l'Iran stanno andando bene, ma se non si dovesse arrivare a un accordo, gli Stati Uniti non esiteranno a distruggere le centrali elettriche e l'isola di Kharg, cuore dell'industria petrolifera di Teheran.

Donald Trump continua a viaggiare su un doppio binario, tenendo aperta la porta alla diplomazia, ma minacciando al contempo un'ulteriore escalation. Il presidente americano ritiene che sia stato ottenuto un «cambio di regime» in Iran: «Uno è stato decimato, il successivo è tutto morto e ora stiamo avendo a che fare con un terzo regime, con persone diverse da prima». In un post su Truth, si è detto fiducioso che si raggiungerà presto un accordo, aggiungendo che gli Stati Uniti sono impegnati in «serie discussioni» con «un regime più ragionevole» a Teheran. Esponente del quale è il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, «del quale scopriremo presto se sia sposto a collaborare per mettere fine al conflitto», ha detto Trump al New York Post. Il comandante in capo parla di «grandi progressi» e che la Repubblica islamica ha concesso la maggior parte dei 15 punti del suo piano di pace, ma se «per qualsiasi ragione non si arriverà ad un'intesa e lo Stretto di Hormuz non sarà aperto immediatamente, concluderemo il nostro soggiorno in Iran distruggendo completamente i loro impianti elettrici, i pozzi petroliferi e l'isola di Kharg (probabilmente anche gli impianti di desalinizzazione)». Gli esperti avvertono che distruggere infrastrutture civili come impianti energetici e idrici potrebbe costituire un crimine di guerra, ma The Donald spiega che la sua «preferenza sarebbe quella di prendere il petrolio» iraniano, paragonando la potenziale mossa a quanto fatto in Venezuela, dove Washington intende controllare l'industria del greggio «a tempo indeterminato». O «potremmo prendere Kharg, abbiamo molte opzioni», aggiunge.

Intanto, annuncia che da ieri Teheran avrebbe consentito il passaggio di 20 navi attraverso lo Stretto di Hormuz come «tributo» e in «segno di rispetto». Il segretario di Stato Marco Rubio, da parte sua, avvisa che gli Usa impediranno all'Iran di prendere il «controllo permanente di Hormuz» e di istituire un sistema di pedaggi. In un'intervista ad Abc avverte che Trump «dispone di diverse opzioni, nel caso decidesse di avvalersene, per impedire che ciò accada». Il segretario di Stato ricorda che gli obiettivi dell'operazione militare Usa contro l'Iran erano quelli di distruggere la sua marina militare e di annientare le loro capacità, come per i lanciamissili, «in una percentuale significativa»: «Elimineremo la loro base industriale della difesa, ciò significa la loro capacità di produrre nuovi missili e nuovi droni in futuro, dato che rappresentava una grave minaccia per la regione. L'Iran che vedete oggi è l'Iran nel suo momento di massima debolezza. Immaginatelo tra due anni, se disponesse di migliaia di missili in più, con migliaia di lanciamissili aggiuntivi, e di fabbriche per produrne in quantità ancora maggiori. Si trattava di un rischio inaccettabile, che doveva essere affrontato e il presidente lo sta facendo». E secondo alcune fonti citate dal Wall Street Journal, il tycoon sta valutando un'operazione militare per recuperare più di 450 chilogrammi di uranio. Una missione complessa che vedrebbe le forze Usa operare all'interno del paese per giorni o per un periodo più lungo. Trump, spiegano, è consapevole dei rischi che una tale operazione comporta ma resta aperto all'idea di un'operazione mirata che non allungherebbe la guerra, che si vorrebbe chiusa per la metà di aprile.

E ieri a Quarta Repubblica su Rete Quattro John R. Bolton, già consulente di Trump per la sicurezza, ha criticato le scelte del tycoon in Iran: «Ho appoggiato l'obiettivo del cambiamento di regime, ma per togliere il potere agli ayatollah e restituirlo al popolo iraniano. E Trump fin dall'inizio ha commesso diversi errori».

Tra essi quello di aver ignorato la chiusura dello stretto di Hormuz da parte di Teheran, che «era prevedibile» e «il fatto che Trump non abbia previsto queste conseguenze è solo l'ennesima prova del fatto che non ha ponderato le conseguenze dell'azione».

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