C'è l'egemonia culturale della sinistra. E la contro egemonia culturale della destra. Poi c'è l'egemonia senza cultura e la cultura senza egemonia. E alla fine non ci sono più né l'egemonia né la cultura.
"Bene: e adesso che hai detto la cazzata? Cosa ce ne frega a noi?".
Eh, ce ne frega perché domani comincia il Salone del Libro di Torino. Lingotto, salotto, gianduiotto e Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse...
Ed ecco il problema di un Paese affogato nell'egemonia dell'ignoranza. Che di libri ce ne sono troppi (in Italia vengono pubblicati 85mila titoli ogni anno, tra novità e ristampe, a fronte di un popolo che non legge nulla). E che sono brutti, o inutili. Stamattina siamo passati in una libreria di catena. E nella top ten dei libri più venduti - aspettando che entri in classifica quello di Massimo Giannini sulla Meloni - c'erano: la Littizzetto; Pera Toons; Tomaso Montanari, quando c'era Lui, Carofiglio, cara Lei; Robecchi; Stefania Andreoli. E Giuseppe Conte. Populismo per populismo, ci permettiamo di dire che il declino culturale del Paese è tutto qui.
Ah. La notizia di questi giorni, peraltro, è che il numero di libri autopubblicati su Amazon è triplicato da quando è stato rilasciato ChatGPT. Libri scritti da nessuno, per nessuno, acquistati da nessuno, recensiti da bot, cioè nessuno.
Il problema non è che scriviamo sempre di più e che leggiamo sempre di meno; ma che scriviamo e leggiamo sempre peggio.
Vabbè, dai. Ci vediamo a Torino.