Leggi il settimanale

Immigrazione di massa? Ora paghiamo il conto

A pagare il prezzo di questa follia ideologica sono soprattutto i cittadini normali

Immigrazione di massa? Ora paghiamo il conto
00:00 00:00

Gentile direttore Feltri,
a Napoli, in pieno centro, è scoppiata una maxi rissa tra decine di immigrati. Un uomo è morto accoltellato e lo Stato ha dovuto schierare forze dell'ordine in assetto antisommossa e persino i militari per riportare la situazione sotto controllo. Le confesso che vedere scene simili in una grande città italiana mi ha fatto impressione. Possibile che siamo arrivati a questo punto senza che nessuno abbia il coraggio di dire che esiste un problema enorme di sicurezza e di integrazione fallita?

Giovanni D'Amato

Caro Giovanni,
la tua impressione è corretta. E non perché a Napoli, città meravigliosa e complessa, siano improvvisamente comparsi il caos e la violenza. Napoli convive da sempre con problemi enormi, ma qui siamo davanti a qualcosa di diverso: alla trasformazione progressiva di interi pezzi delle nostre città in territori dove lo Stato interviene ormai con modalità emergenziali, quasi militari, per sedare guerre tribali importate. Tu usi un'espressione molto giusta: «Integrazione fallita». Perché è esattamente questo il punto che per anni ci è stato impedito perfino di pronunciare. Ci hanno raccontato che l'immigrazione di massa fosse automaticamente una ricchezza, un arricchimento culturale, una festa dei popoli, una specie di pubblicità della Benetton permanente. Guai a sollevare dubbi. Guai a dire che importare centinaia di migliaia di persone provenienti da contesti culturali, sociali e spesso criminali completamente diversi dai nostri avrebbe potuto generare tensioni devastanti. Se osavi farlo eri un razzista, un fascista, un troglodita. Adesso però la realtà presenta il conto. E il conto è salato.

A Porta Capuana non abbiamo assistito a una «lite», come qualcuno prova goffamente a raccontare. Abbiamo visto decine di persone affrontarsi con una violenza tale da richiedere antisommossa, blindati, militari. Un uomo è morto accoltellato. E tutto questo nel cuore di una città italiana, sotto gli occhi di cittadini ormai assuefatti al degrado. È questo l'aspetto più inquietante: la normalizzazione dell'anormale. Ci stanno lentamente abituando all'idea che sia fisiologico vivere in città dove si spaccia ovunque, si accoltella per strada, si combattono regolamenti di conti etnici, le forze dell'ordine devono presidiare quartieri interi come fossero zone di guerra. E se provi a dire che forse qualcosa non funziona, ecco partire il solito ricatto morale: «L'immigrazione non c'entra», «non bisogna generalizzare», «gli italiani fanno lo stesso». Certo che esistono criminali italiani. Nessuno lo nega. Ma negare che esista anche un problema specifico legato a una immigrazione incontrollata significa semplicemente rifiutarsi di guardare la realtà. Il punto infatti non è il colore della pelle. Il punto è il collasso dell'autorità dello Stato. Quando arrivano migliaia di persone senza alcun reale processo di integrazione, senza lavoro stabile, senza conoscenza della lingua, senza condivisione dei valori fondamentali della convivenza civile, il risultato inevitabile è la nascita di sacche di marginalità, violenza e illegalità. E la sinistra, invece di fare autocritica, continua a comportarsi come quei medici incapaci che davanti a un paziente moribondo insistono che la terapia stia funzionando benissimo. Non hanno imparato nulla. Continuano a parlare di «percezione della sicurezza» mentre la gente vede morti per strada, aggressioni, machete, stupri, rivolte e città militarizzate.

Sai qual è la tragedia? Che a pagare il prezzo di questa follia ideologica sono soprattutto i cittadini normali: gli anziani che hanno paura, le donne che evitano certe zone, i commercianti esasperati, le famiglie che assistono impotenti al degrado e anche gli immigrati onesti, che vengono travolti dal caos generato da chi non avrebbe mai dovuto entrare o restare in Italia.

Lo Stato non deve intervenire quando

ormai vola il sangue. Deve prevenire. Controllare. Espellere chi delinque. Difendere il territorio. Far capire che in Italia esistono regole, leggi, limiti. Dobbiamo smetterla di trattare la realtà come fosse un'opinione.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica