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Mai violato il diritto in Iran. Era a un passo dall'attacco

Usa e Israele hanno soltanto risposto a rischi seri e concreti

Mai violato il diritto in Iran. Era a un passo dall'attacco
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L'Iran degli Ayatollah era pericoloso e già pronto alla guerra: se non si voleva che aggredisse i suoi nemici con armi letali era indispensabile prevenirne l'azione. La legge internazionale non proibisce di difendersi, ma proibisce di prevenire l'azione del nemico persino quando le cose sono ben chiare. Il rischio era chiaro e presente, non affrontarlo sarebbe stata una ricetta per subire un'aggressione persino atomica. Ma l'anti-americanismo, il pacifismo, l'odio per Israele sono nel codice di comportamento della gente per bene: l'Iran non è più il maggior promotore del terrorismo internazionale.

È penoso e anche disgustoso vedere le donne di «Non una di meno» buttare fuori dal corteo le eroine iraniane. I loro diritti non contano. A chi attacca gli Usa e Israele piace dichiarare che l'attacco erode il codice di giustizia e di moralità adottato da tutto il mondo. Ma argomentarlo dimostra solo come l'intero pacchetto sia corrotto e inutilizzabile. La comparazione della guerra all'Iran con l'aggressione di Putin all'Ucraina è una delle idiozie che adornano la versione legalitaria per cui l'Iran era un paese pacifico. Dal 1979, la minaccia iraniana è stata sempre un pericolo concreto e presente. Oggi vedi i missili iraniani pronti, costruiti o affidati agli Hezbollah, ad Hamas, agli Houthi, puntati sui civili, tragica minaccia quotidiana in Israele. L'arricchimento dell'uranio funziona insieme all'anello d'acciaio che marcia fino al 7 ottobre. Gli iraniani hanno anche attentato due volte alla vita del presidente e nel 2005 hanno attaccato le basi statunitensi.

Ma la vecchia struttura della verifica della «legittimità internazionale» non si occupa altro che di ciò che non gli garba politicamente, identifica «atti di aggressione», considera solo la norma per cui è consentito rispondere solo a un attacco che ha già avuto luogo. E qui ce ne sono a bizzeffe: solo che manca una struttura internazionale che voglia leggere i pericoli contemporanei, quelli del terrorismo, dei proxy, dell'aiuto occulto della Russia, della Cina, della Corea del Nord, dei miliardi distribuiti per uccidere.

La costruzione immensa di bugie contro Israele ha potuto servirsi della Corte Internazionale di Giustizia, l'accusa di violare il diritto internazionale dopo che aveva subito la strage del 7 ottobre è la prova di come il diritto debba essere riformato, debba capire che esso rappresenta una guerra in corso che non risparmia nessuno. Nemmeno le virtuose femministe che cacciano via le donne iraniane dai cortei.

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