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Guerra

“Per loro la soluzione è il conflitto”: ecco come gli Houthi hanno allargato il conflitto in Medio Oriente

I miliziani yemeniti, che sin qui si erano astenuti dallo schierarsi con forza al fianco di Teheran, scendono in campo contro Riad. Che adesso risponde

Giordania. Egitto. Mar Caspio. Le propaggini del conflitto tra Stati Uniti e Iran si allargano a macchia d’olio in tutto il Medio Oriente cominciando a mostrare pericolosi punti di contatto con un’altra guerra, quella ucraina, in corso nell’Europa orientale ormai da oltre quattro anni. Almeno per ora, però, l’epicentro della crisi e le sue evoluzioni più preoccupanti sembrano spostarsi nello “scatolone di sabbia” saudita dove Riad, a seguito dei recenti attacchi subiti dalle milizie pro-Teheran con base in Iraq e, soprattutto, nello Yemen, ha deciso di unirsi ufficialmente alle ultime operazioni militari di Washington.

La discesa in campo, martedì scorso, della casa reale saudita al fianco dell’amministrazione Usa guidata da Donald Trump ha come obiettivo ufficiale i guerriglieri alleati dei pasdaran in Iraq. Lo Us Central Command ha fatto sapere che i raid eseguiti dai caccia americani e sauditi nell’Iraq orientale rappresentano una risposta a oltre 30 attacchi con droni diretti nelle 72 ore precedenti dalle Guardie Rivoluzionarie.

Come riporta Axios, il ministro della Difesa saudita Khalid bin Salman ha incontrato alla Casa Bianca JD Vance e il presidente Trump. I blitz dei proxy iraniani contro le infrastrutture e gli impianti energetici hanno superato la linea rossa e la casa reale doveva rispondere, avrebbe detto il rappresentante di Riad al vicepresidente Usa. La mossa dell’Arabia Saudita in Iraq va inquadrata però in una partita ancora più complessa che si sta consumando nel vicino Yemen. Una fonte consultata dalla testata di informazione americana ha infatti affermato che i sauditi hanno mostrato il pugno duro contro i guerriglieri iracheni per mandare un messaggio agli Houthi yemeniti e dissuaderli dal compiere attacchi simili contro il regno.

Nel corso dell’incontro a Washington, il ministro saudita avrebbe detto a Vance che Riad è in grado di gestire la situazione con gli Houthi e che al momento non necessita dell’intervento degli Stati Uniti. L’insider citato da Axios ha aggiunto che i sauditi stanno anche negoziando con i miliziani yemeniti e che più in generale cercano una de-escalation con Teheran.

È da oltre 10 anni che Riad cerca di risolvere, sia con le armi che con la diplomazia, il problema al suo confine meridionale. Senza successo. Lo scontro tra la casa reale e gli Houthi, che dal 2014 controllano Sanaa e hanno da allora costretto il governo locale a lasciare la capitale e a rifugiarsi ad Aden, si è acceso nel 2015 con l’intervento militare lanciato dal principe ereditario Mohammed bin Salman. Ad esso ha fatto seguito un periodo di tregua caratterizzato però da attacchi contro i mercantili nella regione del Mar Rosso e da una strana quiete durante i primi mesi dell’operazione Furia Epica in Iran.

Ad inizio luglio la tensione tra Riad e Sanaa è tornata a riaccendersi. Tutto è cominciato quando un aereo della compagnia conttollata dalle Guardie Rivoluzionarie è atterrato nella capitale di fatto controllata dagli Houthi per trasportare una delegazione del gruppo islamista invitata ai funerali solenni dell’ex Guida Suprema Khamenei. I miliziani hanno fatto sapere che jet sauditi avevano cercato di impedire all’aereo di atterrare. Al rientro del velivolo, le forze di Riad hanno bombardato l’aeroporto di Sanaa costringendo l’aereo con i delegati yemeniti ad atterrare in un altro scalo. Un funzionario Usa ha dichiarato che l’aereo trasportava armi, parti di missili ed esperti militari per gli Houthi. I miliziani hanno a quel punto risposto lanciando missili balistici e droni contro l’Arabia Saudita e imposto poi un blocco contro le navi saudite che passano per lo Stretto di Bab el Mandeb.

Lo scoppio delle nuove ostilità nella penisola arabica era nell’aria da tempo. Dopo quattro anni di stallo politico in Yemen, ricostruisce il New York Times, gli Houthi erano sempre più frustrati e sentendo di non avere quasi più nulla da perdere desideravano maggiore autorità sul Paese e sulle sue risorse petrolifere. In questa polveriera, il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha fatto da scintilla.

“Gli Houthi hanno una sola soluzione per ogni problema al mondo: la guerra”, ha detto Farea al-Muslimi, ricercatore presso la Chatam House. Stando a quanto riferito dagli esperti al quotidiano statunitense, il gruppo agisce a sostegno del loro principale alleato, l’Iran, ma anche per costringere l’Arabia Saudita e la comunità internazionale a fare concessioni politiche nello Yemen. I proxy iraniani agiscono non a caso in un grande momento di vulnerabilità per Riad (e per l’economia mondiale) che, dopo il blocco dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran, dipende dal Mar Rosso per esportare petrolio.

In un discorso televisivo trasmesso il 16 luglio, Abdulmalik al-Houthi, il leader dell’organizzazione composta da circa 100mila uomini con una grande esperienza sul campo di battaglia, ha dichiarato che “le nostre anime sono appagate da qualsiasi livello di sacrificio”. Per ora la risposta dei sauditi alla nuova sfida sarebbe stata calibrata per evitare una guerra più ampia ma, avvertono gli analisti, se dovessero astenersi completamente dall’intervenire rischierebbero di incoraggiare i miliziani.

Si allontana così la possibilità di una soluzione politica al conflitto tra Riad e Sanaa. Nel 2023, i due contendenti si avvicinarono alla firma di un accordo di pace che avrebbe fornito una road map per una soluzione politica a lungo termine. In base all’accordo in via di negoziazione grazie all’aiuto delle Nazioni Unite era anche previsto il pagamento, sospeso durante il conflitto, degli stipendi del governo yemenita nei territori controllati dagli Houthi. La finalizzazione dell’intesa però fu interrotta dall’attacco di Hamas del 7 ottobre. Da allora, gli Houthi evitarono di attaccare l’Arabia Saudita ma concentrarono le loro azioni di disturbo nel Mar Rosso provocando nel 2025 l’intervento dell’amministrazione Trump, rientrato poi con termini non del tutto chiari.

Un alto funzionario politico Houthi ha dichiarato in un’intervista che Riad non è riuscita ad attuare nessuna delle disposizioni della tabella di marcia prevista dall’accordo e ha accusato i sauditi di imporre restrizioni ingiuste al traffico aereo e marittimo verso lo Yemen. Intrappolati nella lotta di potere ingaggiata dagli Houthi, sottolinea il New York Times, ci sono intanto decine di milioni di yemeniti che soffrono di privazioni diffuse. Una situazione così tragica che alcuni di loro affermano che persino un ritorno della guerra sarebbe preferibile.

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