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“Una rete di basi militari nel Mar Cinese”: la mossa Usa che preoccupa Xi

Un report di un think tank cinese ha analizzato l'espansione delle basi Usa nelle Filippine. Ecco che cosa sappiamo

“Una rete di basi militari nel Mar Cinese”: la mossa Usa che preoccupa Xi
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Gli Stati Uniti stanno implementando la loro presenza militare nelle Filippine. Washington punta a consolidare una rete di basi in grado di sostenere operazioni, esercitazioni e attività di deterrenza tra il Mar Cinese Meridionale e lo Stretto di Taiwan. Per la Cina si tratta di una minaccia diretta ai propri interessi strategici. Da tempo il governo di Xi Jinping denuncia infatti l'allargamento della cooperazione militare tra Washington e Manila, sostenendo che contribuisca ad aumentare le tensioni nella regione.

La rete di basi Usa nelle Filippine

A fotografare lo stato di avanzamento del progetto è un nuovo studio dello South China Sea Strategic Situation Probing Initiative (SCSPI), think tank con sede a Pechino, intitolato U.S. Military Base Expansion and Force Posture Enhancement in the Philippines. Il rapporto analizza i nove siti inclusi nell'Enhanced Defense Cooperation Agreement (EDCA), l'accordo che consente alle forze armate statunitensi di utilizzare alcune basi filippine.

Secondo gli autori, la rete è stata progettata per trasformare le Filippine da "retrovia strategica" a "hub avanzato" delle operazioni americane nell'Indo-Pacifico. In particolare, le basi nel nord dell'arcipelago guardano allo Stretto di Taiwan, mentre quelle meridionali rafforzano la presenza statunitense nel Mar Cinese Meridionale. Il think tank sostiene che questa disposizione consentirebbe agli Stati Uniti di "bloccare lo Stretto di Taiwan da nord e controllare il Mar Cinese Meridionale da sud".

Tuttavia, lo stesso rapporto evidenzia che l'espansione delle infrastrutture procede più lentamente delle aspettative. L'analisi, basata anche su immagini satellitari, rileva lavori in corso in alcuni siti, come l'aeroporto di Lal-lo e la base navale Camilo Osias, ma conclude che molte installazioni sono ancora lontane dal diventare basi pienamente operative. Il motivo dei ritardi? Gli elevati investimenti necessari per rendere le strutture utilizzabili in caso di conflitto, oltre che dall'incertezza politica interna nelle Filippine e dalla crescita del nazionalismo, elementi che renderebbero più complesso il consolidamento della presenza americana.

La strategia di Washington

Il rafforzamento della cooperazione militare tra Stati Uniti e Filippine ha comunque spiccato il volo negli ultimi anni, soprattutto dopo l'insediamento del presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. nel 2022. Da allora i siti EDCA sono passati da cinque a nove e sono aumentate anche le esercitazioni congiunte, insieme al dispiegamento temporaneo di sistemi d'arma avanzati come HIMARS, Typhon e NMESIS.

Dal punto di vista cinese, l'obiettivo americano consisterebbe integrare sempre di più le Filippine nella propria architettura di deterrenza nell'Indo-Pacifico. Lo stesso rapporto dello SCSPI riconosce però che, nonostante la presenza militare statunitense abbia ormai assunto caratteristiche assimilabili a una presenza quasi permanente, queste basi avrebbero ancora un'utilità limitata in uno scontro ad alta intensità contro la Cina.

Per il think tank, la funzione principale della rete resta quindi quella di rafforzare la

posizione strategica degli Stati Uniti in tempo di pace, contenere l'influenza cinese e aumentare la pressione su Pechino senza trasformare le Filippine in una vera e propria piattaforma avanzata per un eventuale conflitto.

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