Qualche ora dopo l’avvio del raid americano a Caracas che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro e della moglie Cilia Flores, Elon Musk ha cambiato l’immagine profilo del suo account X che contava all’alba del 3 gennaio poco meno 231 milioni di follower, scegliendo come nuova foto la Old Glory, la bandiera a stelle e strisce. Nelle 24 ore successive poi l’account ha guadagnato la bellezza di 295.901 nuovi follower e sono stati diversi i post e i retweet pubblicati da Musk per testimoniare tutto il suo incondizionato e entusiastico appoggio all’operazione Absolute Resolve annunciata dal presidente Donald Trump con un post su Truth. Adesso, se partiamo da queste innocue e marginali scelte fatta da Elon Musk per parlare di conflitti cognitivi sembrerà ai più uno sforzo portato avanti solo per mettere assieme capre e cavoli. Eppure, dietre a ben guardare le cose si tengono eccome. E i dati sono lì a dirci quanto quelle scelte sia capaci di condizionare l’opinione pubblica online.
Quando si parla di guerre ibride, dove lo scontro non è più quello fisico che si consuma con le armi e regole tradizionali, bensì è tutt’altro, qualcosa che punta alla conquista e all’influenza delle grandi narrazioni digitali, a partire dalle polarizzazioni che si fronteggiano sui campi di battaglia dei social media, siamo portati a pensare, erroneamente è il caso di ribadire, che queste siano contrapposizioni che popolano il lato oscuro e poco accessibile della rete, quello che comunemente chiamano il dark web. Raid e incursioni, per utilizzare una terminologia bellica, che la stragrande parte degli utenti delle piattaforme non vedono e non conoscono se non quando producono danni evidenti e macroscopici, azioni da cyber-combattenti che richiedono competenze, software e tecnologia difficili da trovare. Al contrario, le guerre cognitive che si combattano arruolando molto spesso milizie involontarie, che non hanno comprensione di far parte di una strategia di misinformazione e disinformazione molto complessa, non sono definite da battaglie decisive e da nemici chiari e riconoscibili. Le guerre ibride, puntano all’erosione delle nostre certezze, all'inquietudine prolungata e carsica dei nostri valori e convincimenti, anche di quelli maggiormente radicati. È la zona grigia il campo di azione dei conflitti cognitivi moderni, dove gli eserciti non vengono impiegati per conquistare regioni o terre rare, ma solo per anestetizzare ogni nostra capacità di comprensione di fenomeni e processi complessi.
Così, quando Elon Musk sceglie di ingaggiarsi direttamente con l’account di Imam Sayyid Ali Khamenei, la guida suprema dell’Iran, che su X scrive “non cederemo mai al nemico”, rispondendo in persiano “che falsa illusione”, siamo già nel pieno di una ibridazione dei conflitti e dei ruoli. Altrettanto, lo siamo quando sempre l’account del tycoon ricondivide un post di Starlink che annuncia, come già era successo a ridosso dell’invasione russa ai danni dell’Ucraina, che fornirà un servizio di banda larga gratuito al popolo venezuelano fino al 3 febbraio, è palese quanto sia del tutto fuori luogo guardare agli equilibri geo-politici senza considerare la centralità dell’audience digitale. Solo questi due singoli post di Musk, che per la verità ha postato e ricondiviso senza soluzione di continuità per sostenere l’amministrazione Trump in questo frangente, hanno raggiunto una platea di oltre 60 milioni di utenti su X, raccogliendo fino ad adesso 667 mila like.
Qui, non bisogna dimenticare che un post, a differenza, di una qualsiasi arma convenzionale, è una tecnologia ubiquitaria capace di interrompere, minare e influenzare i nostri processi decisionali modificando il comportamento a livello individuale, nel bene e nel male a seconda dei punti di vista.