I punti chiave
«La denuclearizzazione sta procedendo». Prima di imbarcarsi sul nuovo Air Force One ricevuto in dono dal Qatar, e del quale si dice «entusiasta», Donald Trump rilancia il suo ottimismo per i negoziati indiretti in corso con l'Iran proprio a Doha, la capitale dell'Emirato che un anno fa ha concesso al leader statunitense il lussuoso e controverso dono e dove ieri gli inviati Witkoff e Kushner hanno incontrato il primo ministro Mohammed Al Thani, al lavoro come mediatore, insieme al Pakistan, per un accordo di lungo termine con Teheran. Il tycoon pare abbia valutato il ritorno a una guerra totale contro l'Iran, ma continua a preferire al momento la via diplomatica. «Li abbiamo colpiti duramente per tre notti, come sapete, ma stiamo andando molto d'accordo, la chiamo denuclearizzazione», insiste il presidente, che sul tema centrale dei colloqui ribadisce: «L'Iran non può avere un'arma nucleare». Nonostante gli auspici, le distanze di vedute fra Washington e Teheran sulle questioni cruciali oggetto dei negoziati restano ampie, tanto che la Casa Bianca è consapevole di come le trattative potrebbero protrarsi oltre i 60 giorni previsti dal memorandum d'intesa siglato il 18 giugno e sul quale sarà istituito «entro oggi» un canale di comunicazione per segnalarne le violazioni.
NUCLEARE
La Repubblica islamica torna a ripetere tramite il capo-negoziatore Mohammad Ghalibaf che «l'arricchimento dell'uranio per fini civili non è negoziabile» ed è un «diritto legittimo e inalienabile» dell'Iran. Quale sarà il punto di caduta fra i due Paesi è ancora presto da dirsi. Il vicepresidente Usa, JD Vance, spiega che «abbiamo delle opzioni se l'Iran tenta di ricostruire il suo programma nucleare, ma non sganceremo bombe inutilmente». Il tema si intreccia inevitabilmente con le questioni finanziarie: la restituzione e lo sblocco di diversi miliardi di dollari di beni iraniani congelati all'estero dalle sanzioni americane.
BENI CONGELATI
Dopo che l'Iran ha posto lo sblocco degli asset come condizione per poter procedere nei colloqui, un'intesa si sarebbe trovata su 6 miliardi di dollari di fondi congelati in Qatar, che la Repubblica islamica potrà utilizzare per acquistare beni di sua necessità, secondo il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi.
HORMUZ
Il passaggio dallo Stretto resta questione scottante. Si lavora alla proposta dell'Oman, che prevede il pagamento di un pedaggio. Ma gli inviati americani stanno cercando di convincere Teheran che la richiesta di pagamenti potrebbe far saltare l'accordo. Per la prossima settimana, tuttavia, secondo Axios le parti avrebbero concordato di mantenere la calma a Hormuz «per lavorare in un ambiente produttivo, senza missili che volano». Il blocco dello Stretto ha condizionato fortemente anche le relazioni fra Stati Uniti e Arabia Saudita, fra Trump e il principe ereditario Mohammad Bin Salman (Mbs), al punto che, secondo il Wsj, Washington starebbe meditando il ritiro o il ridimensionamento delle truppe dopo che, per evitare scenari peggiori, Riad ha negato agli Usa l'utilizzo delle sue basi e dello spazio aereo per colpire l'Iran.
LIBANO
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha discusso con il premier qatariota Al Thani le strategie per accelerare l'attuazione del primo punto della bozza d'intesa Usa-Iran: la fine delle ostilità, Libano incluso. Ma su questo fronte è lo scontro con Israele ad alzare la tensione. Non solo perché Tel Aviv non intende ritirarsi dal Sud del Libano. Ma anche perché Israele continua a dire che «se serve, tornerà a colpire l'Iran».
Teheran chiede a Trump di «tenere buoni i suoi cagnolini o la risposta sarà potente», promette vendetta «per il sangue del martire Khamenei» e contro le minacce all'attuale Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, che il ministro della Difesa israeliano Katz dice essere «nel mirino». Israele ha approvato sanzioni contro decine di portafogli di criptovalute appartenenti ai pasdaran (più di 7 milioni di euro) e destinati a Hezbollah e altri gruppi terroristici.