Herat, attacco vicino alla base italiana: dieci morti

Un’esplosione per uccidere, una bomba che provoca dieci morti a Herat, ad appena trecento metri dalla base militare italiana. Mancano poco più di due settimane alle elezioni presidenziali in Afghanistan e la furia omicida dei ribelli talebani non si ferma.
Un potente ordigno, collocato in un cassonetto della spazzatura, è infatti stato azionato ieri a distanza causando una devastante esplosione fra la gente nel centro di Herat, capoluogo della omonima provincia occidentale afghana. Il bilancio è di almeno dieci morti (due agenti e otto civili) ed almeno 29 feriti. Obiettivo dell’attentato era Khawja Muhammad Isa, capo della polizia del distretto di Enjeel, che si dirigeva verso un caffè con uomini della sua scorta. Già due volte preso di mira senza successo dai talebani, è stato ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Per mettere in atto il loro gesto gli ignoti attentatori hanno scelto di colpire nel mucchio e di collocare la bomba in una via chiamata, in una allusione macabra e simbolica, «Banca del sangue», che si trova ad appena 300 metri dalla sede del Provincial Recostruction Team (Prt), unità militare italiana impegnata in progetti di ricostruzione nella zona di Herat.
Nonostante l’incidente riguardasse le forze di sicurezza locali, dalla base italiana è giunto sul luogo dell’attentato un reparto dei paracadutisti della Folgore che hanno collaborato a riportare l’ordine insieme agli agenti di polizia ed ai militari afghani.
«Siamo intervenuti comunque - ha dichiarato all’Ansa il portavoce dei militari italiani a Herat, maggiore Marco Amoriello - per almeno due ragioni. La prima è che fra le vittime si trovavano persone con cui collaboravamo tutti i giorni». «La seconda - ha proseguito - è che questo attentato ha provato ancora una volta, se davvero ve ne fosse bisogno, che talebani ed altri insorti non si fanno scrupoli nel provocare vittime fra i civili». Nello stesso modo si è espresso il comandante dell’Isaf (la forza internazionale sotto comando Usa), generale Stanley McChrystal, per il quale l’azione «mostra lo spregio evidente dei militanti armati per la vita dei civili afghani». «L’ordigno - ha concluso - era modulato per ottenere il maggior numero possibile di vittime».

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