I bambini sono (quasi) tutti uguali davanti alla legge

I bambini sono (quasi) tutti uguali davanti alla legge

(...) I bambini sono al di sopra delle leggi. Tra l’altro ha anche ragione. Stavolta è proprio vero. E lui, l’ex pretore, l’ex sindaco, deve aver fatto un master recente, applicandosi con costanza nello studio. Perché le convenzioni internazionali, il diritto internazionale, quelle regole che hanno la forza di superare persino le costituzioni dei singoli Stati che li riconoscono, dicono proprio questo. Cioè che il diritto di un bambino va oltre qualsiasi legge.
«Sono intervenuto perché c’è molta confusione - ha scritto pubblicamente Sansa - e la confusione ha ucciso dei bambini. Ho voluto ricordare che c’è un diritto legittimo di non eseguire un ordine illegittimo, sia su nave che su terra». Riferendosi cioè alla questione dei respingimenti dei clandestini, di fronte alla quale, comunque, i bambini devono essere salvati e tenuti in Italia.
Clap, clap. Battimani. Peccato solo che quel «diritto legittimo di non eseguire un ordine illegittimo» sia passato inosservato al dottor Adriano Sansa, e non è un’omonimia, quando davanti a lui c’era Vika, una bimba bielorussa, violentata nell’orfanotrofio a casa sua, che chiedeva di non tornare all’inferno, di restare con la famiglia di Cogoleto che le voleva bene. Allora, esattamente tre anni fa, non nel secolo scorso, il presidente del tribunale per i Minori diceva che c’era da rispettare la legge, i diritti dello stato bielorusso. Tra l’altro lo diceva, lo «consigliava» persino il ministro della giustizia, allora autorevoleprima che si macchiasse dell’eutanasia del governo Prodi. E così la storia dei diritti dei bambini era durata il tempo di un blitz notturno con i carabinieri in un convento di suore e con una bimba di dieci anni che urlava disperata invocando «mamma» e «papà» mentre la caricavano a forza su un aereo. Il volo di ritorno all’inferno. All’epoca l’Italia poteva respingere una bimba vittima innocente. E ancor oggi ci sono magistrati che provano in tutti i modi a condannare chi voleva salvarla invocando lo stesso «diritto legittimo di non eseguire un ordine illegittimo».
Come oggi, di fronte a un padre al terzo giorno di sciopero della fame e della sete davanti al tribunale per i Minori, gli si mandano i carabinieri a chiedere i documenti. E non se sta bene. C’è la legge. Pazienza se i bambini hanno il diritto a non veder morire il papà che chiede solo, da due anni, un colloquio.

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