I compensi Rai pubblicati nei titoli di coda

RomaLa decisione è rivoluzionaria. Potrebbe far piombare nei sensi di colpa, chissà, qualche noto personaggio televisivo. Presto, certamente entro l’estate, tutti i cittadini avranno la possibilità di conoscere in diretta i compensi di conduttori, giornalisti e ospiti della Rai. Le cifre saranno inserite nei titoli di coda, oltre a nomi e remunerazione dei produttori del programma.
La svolta in nome della trasparenza è stata decisa ieri in commissione di vigilanza Rai. Proposta del Pdl Alessio Butti, ha ottenuto un sì all’unanimità. La commissione era riunita per votare gli ultimi articoli del contratto di servizio tra tv pubblica e governo. Il testo viene trasmesso ora al ministero dello Sviluppo economico. La pubblicazione dei compensi all’interno delle trasmissioni dovrebbe essere quindi operativa «molto presto», spiega Butti: «La norma è passata non solo grazie a me - dice il senatore -, ho condotto questa battaglia come capogruppo del Pdl, e soprattutto ho avuto come grande sponsor il ministro Brunetta, e una grande disponibilità nel direttore generale Masi». L’hanno votata tutti, dal Pd all’Italia dei valori con Pancho Pardi. Bisogna consultare gli archivi del Senato e della Camera per trovare un precedente simile. Del resto l’emendamento era di quelli non bocciabili, ogni parlamentare che avesse detto «no» avrebbe perso centinaia di punti di fronte ai cittadini.
Certamente la novità non sarà gradita a tutti i protagonisti della tv di Stato. La prima protesta arriva dall’ex direttore del Tg1 e ora corrispondente dagli Stati Uniti, Giulio Borrelli. Un provvedimento «molto demagogico», attacca: meravigliarsi di quanto prendono certi conduttori «è come meravigliarsi di quanto guadagnano certi giocatori dell’Inter e del Milan». La differenza è che i giocatori vengono pagati con soldi privati, i conduttori Rai, con quelli pubblici. È d’accordo, invece, il conduttore Massimo Giletti: «Ma si pubblichino anche i ricavi». «Grande soddisfazione» dal ministro Renato Brunetta.
«La cosa importante - spiega Butti - è chiarire che nessuno ha voglia di spiare dal buco della serratura. C’è una grande richiesta che viene dal basso, dalla gente che paga il canone e che ritiene che lo star system dell’informazione e dell’intrattenimento del servizio pubblico debba rendere trasparenti i proprio compensi». Numeri in chiaro anche per i costi di produzione: «È giusto che si sappia chi produce un programma, quanto costa e perché la Rai deve esternalizzarlo».
Il nuovo corso è stato possibile grazie a un cambio di atteggiamento nella Rai: «Ci avevamo provato anche in altre legislature, ma non ci avevano mai consentito di arrivare a questa soluzione: campavano diritti sulla privacy». L’ipotesi della sola pubblicazione sul web è stata ritenuta non sufficiente. E dunque guadagni spiattellati sullo schermo, davanti agli occhi di tutti. Naturalmente, conclude il senatore del Pdl, «vigileremo affinché i titoli di coda non scorrano più veloci della luce». E magari l’esposizione alla pubblica piazza dei telespettatori dei compensi «potrebbe portare a una sorta di contenimento etico dei costi». C’è la possibilità, insomma, che scatti un principio di «pudore».
Il direttore generale Mauro Masi valuta «molto positivamente» la decisione della vigilanza. Ma oggi non si presenterà per l’audizione davanti alla commissione: precedenza al cda, che deve chiudere la discussione sui palinsesti d’autunno (compreso il caso Annozero-Santoro). Masi ha chiesto un piccolo rinvio in una lettera al presidente della vigilanza, Sergio Zavoli. «Uno schiaffo al parlamento», per il Pd.

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