Gabriel Valdez Velazco, il presunto killer di Aurora Livoli, la 19enne della provincia di Latina trovata morta il 29 dicembre nel cortile di un complesso residenziale in via Paruta (alla periferia NordEst di Milano), ha una storia italiana che va ben oltre l'accusa di omicidio che oggi lo vede protagonista.
Il 57enne peruviano è entrato in Italia il 16 maggio del 2017 dalla Frontiera di Linate (in quanto esente visto), ma è rimasto qui oltre i termini consentiti, diventando irregolare dal 4 agosto del 2019, motivo per cui è stato destinatario del primo provvedimento di espulsione emesso dal Prefetto di Milano, eseguito dal questore con decreto di accompagnamento coattivo alla frontiera del 6 agosto 2019.
Poi il 16 giugno 2023, Valdez Velazco ha richiesto tramite kit postale il rilascio del permesso di soggiorno, in qualità di fratello di una cittadina italiana, ma l'11 gennaio del 2024 gli è stato negato dal questore di Milano per motivi di pericolosità sociale.
Poi il 25 marzo 2024 è stato arrestato perché rientrato in Italia prima che fossero trascorsi i cinque anni dall'esecuzione della precedente espulsione e nei suoi confronti è stato quindi nuovamente adottato un provvedimento di espulsione, per motivi di pericolosità sociale, emesso il 26 marzo dello stesso anno dal Prefetto di Milano, ed eseguito con ordine a lasciare il territorio emesso dal questore. Peccato, però, che in occasione della seconda espulsione, non sia stato possibile procedere al rimpatrio immediato del peruviano poiché il suo passaporto era scaduto dal 2022 ed era quindi impossibile procedere con l'imbarco immediato. A quel punto è stata chiesta l'assegnazione di un posto al Cpr (Centro di rimpatrio) affinché, durante il trattenimento, fosse possibile ottenere il lasciapassare da parte dell'autorità consolare.
Il posto, assegnato presso il Centro di via Corelli a Milano, è stato però rifiutato per la mancanza di idoneità alla vita in comunità, stabilita dal medico per una patologia delle vie urinarie, e nei suoi confronti è stato emesso un ordine a lasciare il territorio nazionale entro sette giorni. Nel profilo di Velazco figurano numerosi alias e precedenti penali per rapina aggravata, violenza sessuale e immigrazione clandestina, ma il cittadino peruviano ha scontato la pena detentiva presso l'istituto penitenziario di Pavia solo per la violenza sessuale commessa nel 2019.
L'ultimo caso che lo vede coinvolto è quello di Aurora, il cui cadavere, al momento del ritrovamento, era riverso a terra e aveva alcune ecchimosi sul collo (che fanno pensare sia stata strangolata), oltre a un ematoma vicino all'occhio. Indosso, aveva una tuta da casa, ma non gli indumenti intimi, il che rende concreta, ma non ancora accertata da parte degli inquirenti, l'ipotesi che la giovane abbia subito una violenza sessuale. A far convergere i sospetti sul 56enne sono state le immagini delle telecamere della metropolitana che l'hanno ripreso con la ragazza e la testimonianza della studentessa peruviana di 19 anni aggredita in metropolitana a Milano alla fermata Cimiano la sera del 28 dicembre proprio dal connazionale Velazco. "Mi diceva solamente "tu oggi muori, morirai" mentre cercava di trascinarmi in un luogo buio e isolato", ha detto la ragazza a Repubblica, che ha poi rivolto un pensiero ad Aurora: "Mi dispiace tantissimo per lei. Posso immaginare cosa ha provato, forse le ha fatto la stessa cosa.
Ho letto che aveva segni sul collo, ne avevo anche io dopo l'aggressione e sono andata al pronto soccorso. Mi sono messa nei suoi panni perché aveva la mia età e potevo esserci io al suo posto, ma per fortuna è arrivata la metropolitana".