I comunisti contro Ferrero: regala le poltrone all’Udc

Prendete la falce, impugnate il martello, scendete giù in piazza e... restateci. Parafrasando la celebre «Contessa», suona più o meno così il discorsetto che Oliviero Diliberto sta facendo in questi giorni ai compagni sul territorio, assessori e aspiranti tali. La rivoluzione può attendere. Per ora, primum vivere. E per sopravvivere la strategia in vista delle Regionali è la seguente: portare acqua al centrosinistra, senza però entrare nel mulino. Si chiama «accordo elettorale ma non politico». Detta brutalmente: la Federazione della Sinistra farà campagna elettorale per la coalizione. Ma, là dove lo schieramento è allargato all’Udc, in caso di vittoria non entrerà nelle giunte.
L’addio alle poltrone è stato una geniale proposta di Paolo Ferrero, leader del Prc e portavoce del movimento che unisce Rifondazione e Comunisti italiani. È un chiodo fisso. Nel dicembre scorso, quando Pier Ferdinando Casini propose un Cln, un comitato di liberazione nazionale che unisse tutte le forze antiberlusconiane del Paese, Ferrero disse sì al leader dell’Udc: «Sono pronto ad allearmi anche col diavolo». Quei diavoli dei suoi compagni in realtà non ne volevano sapere di allearsi con l’acqua santa centrista, e si sprecarono le proteste. Non solo perché la rivoluzione proletaria non avrebbero mai pensato di doverla cedere ai «borghesi reazionari» e per di più cattolici, ma perché già allora Ferrero ipotizzò la non partecipazione al governo. Da Marco Ferrando, leader del partito comunista dei lavoratori, ai Giovani Comunisti, le analisi furono concordi: «Ferrero svende la lotta in cambio da un lato di una legge elettorale sul modello tedesco, con sbarramento al 5 per cento, dall’altro per pietire accordi elettorali in vista delle Regionali». E infatti. Ottenuto il via libera alle intese e scongiurata la porta in faccia da parte del Pd, Ferrero torna a proporre quello che i compagni bollarono come «un fatto abnorme».
Si capisce che adesso sia guerra. Anche perché le Regioni in cui l’accordo è chiuso o in via di definizione, sono proprio quelle in cui il centrosinistra vince con più facilità. In attesa di capire che cosa succederà in Calabria e in Puglia, a rischio ci sono le poltrone della Liguria, dove la Federazione conta due assessori, Enrico Vesco del Pdci e Franco Zunino del Prc, delle Marche, dove c’è Marco Amagliano del Prc, e del Piemonte, dove c’è Eleonora Artesio del Prc. Dicono: «La gente ti vota se pensa che poi entrerai in giunta a portare le tue idee, questa regola sarebbe uno sfacelo». Ma l’anonimato è d’obbligo, perché non è mai elegante ingaggiare una crociata per la poltrona. E il problema è proprio questo: accettare il diktat oppure contrapporre un niet, rischiando però di sembrare attaccati alla vil indennità assessorile. Così, adesso è guerra sotterranea. La prima proposta giunta sul tavolo di Diliberto non fa presagire nulla di buono: se dobbiamo essere duri e puri, restiamo fuori anche dai listini del presidente (il machiavellico strumento che consente l’accesso all’Assemblea regionale senza passare per l’elezione). Il sistema lo affosseranno un’altra volta, se nel frattempo non avrà affossato loro.
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