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I fondi Cepell in dubbio per "Più libri più liberi"

Il Presidente del Cepell ha infatti ricordato che il Ministero della Cultura, proprio attraverso il Centro per il Libro e la Lettura, sostiene "Più libri più liberi

I fondi Cepell in dubbio per "Più libri più liberi"
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Continua lo scontro sul green pass democratico che "Più libri più liberi", il festival dei piccoli e medi editori, ha chiesto a tutti i potenziali espositori dell'edizione 2026. Ieri è intervenuto Giuseppe Iannacone, storico della Letteratura e presidente del Centro per il libro e la letteratura (Cepell). Iannaccone ha affermato che "l'idea stessa di una patente è più ridicola che pericolosa, più ipocrita che violenta. Mi sembra un espediente propagandistico che non ha nulla a che vedere con il senso democratico di un festival dell'editoria: che ha nella pluralità, perfino nel conflitto delle idee, la sua ragione più nobile".

Particolarmente rilevante è il passaggio sul sostegno pubblico alla manifestazione. Il Presidente del Cepell ha infatti ricordato che il Ministero della Cultura, proprio attraverso il Centro per il Libro e la Lettura, sostiene "Più libri più liberi" perché "la valorizzazione della piccola e media editoria rappresenta un mezzo decisivo per incentivare la bibliodiversità come occasione di ricchezza e pluralità di linguaggi e punti di vista" e aggiungendo che "se questo principio viene meno, verrebbe meno anche la ragione del nostro sostegno".

Una presa di posizione significativa e non solo per la cifra che il Cepell eroga, tra i 170 e i 180mila euro, ma perché collega direttamente il sostegno del Ministero della Cultura al mantenimento del carattere pluralistico della manifestazione. Quanto al patentino antifascista nessuno aveva avvisato il ministero. Ancora Iannaccone in una intervista a La Verità: "Sono convinto che qualche curatore dell'edizione di quest'anno abbia ritenuto utile appellarsi ad un antifascismo di maniera per compattare una certa area politica. Temo che sia stato un boomerang se, come vedo, anche ampi settori del pensiero liberale, riformista e di sinistra rifiutano questa deriva censoria...

Ritirare questa improvvida idea della patente antifascista non servirà solo a ripristinare delle forme di civile convivenza delle idee ma anche e soprattutto ribadire il valore della cultura come luogo di discussione senza preconcetti".

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